NOVEMBRE – Novembre

NOVEMBRE – Novembre

 
Gruppo: Novembre
Titolo: Novembre
Anno: 2015
Provenienza: Francia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Votre Ami…D.
  2. A Quand L'Eclipse
  3. Music Hall
  4. En Ouvrant L'Ecrin
  5. Entre Chien Et Loup
  6. La Colline Silencieuse
  7. Khadim
  8. Rec.
  9. Haute Couture
  10. Le Pacte
DURATA: 34:39
 

Che la loro musica vi piaccia o meno, al nome Novembre voi metallari italiani dovreste come minimo girarvi da questa parte. I seguaci del gruppo si staranno già chiedendo se non si siano persi la loro nuova fatica, in realtà volevo solo attirare la vostra attenzione: i Novembre di cui vi parlerò oggi vengono dalla Francia e il loro debutto eponimo è stato una piacevolissima sorpresa per il sottoscritto.

Vi ricordate di Netra? Su Aristocrazia abbiamo trattato entrambi gli album di questo progetto, ma l'uscita che ci interessa in questo momento è il successivo "Dreading Consciousness": un ep nato da una collaborazione con il duo californiano We'Rewolves in cui Black Metal e Hip-Hop tentavano timidamente di avvicinarsi con l'aiuto di un'Elettronica dai toni cupi e grigi. Consapevolmente o inconsciamente, la proposta di questi suoi connazionali sembra partire da quell'amalgama ancora in stato embrionale per portarlo a una forma più completa.

Le dieci tracce contenute in questo disco mostrano infatti una buona abilità nell'unire mondi così diversi e se tra le proprie influenze vengono citati anche nomi come Portishead e Cult Of Luna viene decisamente difficile immaginare come possa suonare questo lavoro. Nel vano tentativo di darvi un'idea più chiara, vi posso dire che la mia personalissima esperienza mi ha portato alla mente una sorta di versione infernale degli Abney Park, dove i beat elettronici si scontrano con pianoforti e archi dai toni ottocenteschi, senza però l'attitudine steampunk della band americana e soprattutto senza le sue melodie spesso e volentieri giocose; qui le sonorità sono al contrario tetre ma al contempo mantengono una certa eleganza, caratteristica che unita alle chitarre di chiaro stampo Black Metal che frequentemente fanno la loro comparsa mi ha in qualche modo ricordato quei gentiluomini degli A Forest Of Stars. Badate però che come dicevo queste sono soltanto le mie impressioni, non mi stupirei se le vostre orecchie vi suggerissero altri nomi.

Ciò che oggettivamente incontrerete comunque è un'impostazione Hip-Hop che si palesa principalmente nella struttura dei brani atta a fare da base per la voce, talvolta nei sintetizzatori come in "Le Pacte" e nei beat. Questi ultimi tuttavia giocano in continuazione con altre correnti: i tempi generalmente lenti non nascondono un'inclinazione verso il Trip-Hop, tuttavia la dinamicità viene mantenuta grazie all'uso della cassa ("Votre Ami…D." e "Rec.") e dei piatti ("La Colline Silencieuse"), mentre possiamo addirittura trovare una sorta di accelerazione in "Music Hall"; i suoni della batteria sono solitamente caldi e morbidi, soltanto in qualche occasione diventano più freddi e sfacciatamente elettronici e nell'intermezzo strumentale "Khadim" arrivano a toccare la musica industriale. I bassi seguono anch'essi gli standard del genere e quando entrano in gioco le sei corde offrono una combinazione alquanto inusuale: i suoni dissonanti, sporchi e decadenti tipici del metallo nero si appoggiano infatti su fondamenta ritmiche a essi sconosciute, "A Quand L'Eclipse" è un ottimo esempio di questo connubio. In più di un'occasione potrete inoltre notare trame in sottofondo vicine al Post-qualcosa; è difficile specificare se si tratti di Rock, Metal, -core o altro, sta di fatto che le soluzioni atmosferiche e allo stesso tempo emotivamente forti tanto care a questo movimento sono in un certo senso presenti anche in questo disco.

Al di sopra di tutto ciò si pone la voce, lontana da qualunque tecnica usata in ambito Metal, preferendo ancora una volta il campo Hip-Hop. Sulla pagina Bandcamp del duo troverete come tag il termine «slam»: si tratta di una forma di recitazione di poesie che non di rado si avvicina a questi ambienti. Le parole elegantemente vomitate in continuazione dal cantante si pongono effettivamente a metà tra Rap e spoken word; non temete però di imbattervi in tamarrate da classifica, poiché la raffinatezza della musica è garantita dal tono pacato ma deciso e dall'uso della lingua francese — assolutamente azzeccata in questo contesto — che però purtroppo non mi consente di capire molto dei testi.

Fondere generi provenienti da galassie apparentemente distanti anni luce è una caratteristica frequente nel panorama musicale odierno, ma quanti possono dire di saper dare vita a qualcosa che vada oltre il semplice collage? I Novembre hanno messo in piedi una creatura che pesca sì da diversi mondi, ma lo fa con coscienza e unisce i vari pezzi in un puzzle dalle sembianze indubbiamente personali che i fanatici della sperimentazione non dovrebbero lasciarsi scappare. La Francia ci ha regalato l'ennesima perla e l'ennesima realtà da seguire.

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