O.68 – Elend | Aristocrazia Webzine

O.68 – Elend

Informazioni
Gruppo: O.68
Titolo: Elend
Anno: 2011
Provenienza: Regensburg, Germania
Etichetta: Ominous Silence
Contatti: www.myspace.com/o68
Autore: Mourning

Tracklist
1. Mournau
2. Nothing But Death Remains
3. Kremation
4. Abkehr
5. Mother Of Negation
6. Zeitgeist Nokturne
7. Mortal
8. The Lowest Day

DURATA: 01:07:57

O.68 - Elend Il progetto 0.68 conosciuto anche come Odpörovät 1968 è una one man band, l’uomo che regge le sorti del corso musicale è Dusan Belohlavek.
La formazione nata nel 2004 e attiva dall’anno successivo con il rilascio del demo “Distortional Self-Injurence Machinery”, a cui hanno fatto seguito “Todeskvlt EP”, split con gli Amelotatist, e l’ep “The Omnipresence Of Death”, è finalmente giunta al debutto con “Elend”.
Quasi settanta minuti di doom/death dalle derive funeral nero lucenti, otto brani massicci, melodicamente assecondanti il mood cinereo che la pesantezza immane del riffing in alcuni frangenti sbatte grevemente sull’ascoltatore.
E’ un album composto con la dovuta perizia, capace di sorprendere per le sue molteplici sfaccettature e una visione ampia del genere, è facile intuire momenti in cui l’animo collassato a colpa della pressione malsana delle atmosfere ricreate cerchi scappatoie in soluzioni di stampo Sabbath/Stoner come avviene in “Kremation”, gestisca in certe occasioni l’utilizzo dei cambi di tempo al meglio, cosa riscontrabile in “Nothing But Death Remains”, diventi quasi orecchiabile e di compagnia nel decadere continuo con “Mother Of Negation” e ipnotizzi, crocifigga gradevolmente il malcapitato con il groove strisciante e la progressione insalubre della conclusiva “The Lowest Day”.
Tutto sembrerebbe proprio in ordine, purtroppo non è così, non che si possano imputare pecche devastanti al lavoro di Dusan, forse si sarebbe potuto tirare meno la corda nell’opener “Mournau” sin troppo diluita, evitare qualche sample di troppo o poco incisivo ai fini del brano, questi però sono solo difettucci di poco conto se paragonati a quello che minimizza purtroppo il lavoro frenandolo in parte: la drum machine.
Con un batterista umano e probabilmente anche solo con l’utilizzo di una sequenziale da un sound più meritevole di nota, un piccolo gioiello claustrofobico e oppressivo com’è “Elend” c’avrebbe guadagnato e di molto, invece con l’attuale si percepisce, pur con le dinamiche assestate dal Belohlavek, una sorta di staticità che ne impedisce in alcuni passaggi il completo affondare in quel terreno dissestato dall’aura mortuaria in cui potrebbe e dovrebbe attecchire.
Sono convinto che con una produzione e qualche ritocco quest’album sarebbe di sicuro da candidare fra gli highlights di questo 2011, allo stato attuale è un discreto lavoro e nulla più, esorto comunque i fan delle lande doomiche più oscure a tenere in considerazione “Elend” come acquisto da fare e a seguire attentamente le evoluzioni della band, interessante ma incompleta.