Obituary - Dying Of Everything | Aristocrazia Webzine

OBITUARY – Dying Of Everything

Gruppo: Obituary
Titolo: Dying Of Everything
Anno: 2023
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Relapse Records
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TRACKLIST

  1. Barely Alive
  2. The Wrong Time
  3. Without A Conscience
  4. War
  5. Dying Of Everything
  6. My Will To Live
  7. By The Dawn
  8. Weaponize The Hate
  9. Torn Apart
  10. Be Warned
DURATA: 44:57

Vero e proprio monumento dell’old school death metal floridiano, gli Obituary sono sulla scena da ormai oltre tre decadi in cui hanno fatto prova di una certa coerenza e di un’attitudine decisamente poco scalfita dal passare degli anni. Il suono del quintetto americano ha saputo evolversi in maniera quasi impercettibile tra un album e l’altro: pur mantenendo le sue inconfondibili caratteristiche, a partire da Frozen In Time — l’album col quale il gruppo tornò sulle scene nel 2005 dopo un silenzio di ben otto anni — le sonorità si sono leggermente ammodernate per restare al passo coi tempi.

Dopo cinque anni dall’ultimo lavoro, gli americani tornano alla ribalta con Dying Of Everything, undicesima fatica in studio registrata nel loro RedNeck Studios e mixata da Joe Cincotta, che aveva già prodotto l’album precedente nonché una moltitudine di band death metal fra cui i Suffocation. La magnifica copertina è opera del compianto Mariusz Lewandowski, scomparso a soli sessantuno anni nell’estate 2022. La formula proposta è sempre la solita: chitarre compresse dalle frequenze basse quasi assordanti, tempi cadenzati e mai troppo veloci e la voce da cavernicolo di John Tardy a coronare il tutto come solo lui sa fare. Nonostante gli Obituary siano rimasti ancorati alla loro zona di comfort, le influenze thrash si fanno leggermente più marcate rispetto agli ultimi album, come si evince dall’ascolto della title track, che contiene un paio di riff degni dei migliori Exodus.

Dying Of Everything è sostanzialmente un disco monolitico: i brani, dalle strutture ancora più semplici che in precedenza, si susseguono senza particolari stacchi o cambi di tempo, dando l’impressione di ascoltare una sorta di unico pezzo di quarantacinque minuti. La voce di Tardy sembra essere leggermente sottotono rispetto agli album precedenti, e lo stesso può dirsi delle parti di batteria del fratello Donald, di solito molto ispirate e creative, ma che qui paiono asciugate e ridotte all’osso, quasi come se stesse svolgendo il minimo sindacale, senza impegnarsi particolarmente. L’unico brano che esce leggermente dal coro e si fa notare è “My Will To Live’”, che è stato per l’appunto scelto come singolo di lancio, in cui gli assoli di chitarra la fanno da padrone e che vede la partecipazione di Dave Austin (conosciuto per il suo lavoro nei Nasty Savage) alla chitarra solista.

Nonostante si stia parlando degli Obituary, emblema della coerenza ad ogni costo e restii al cambiamento come pochi altri, Dying Of Everything risulta un album abbastanza dimenticabile all’interno della nutrita discografia del quintetto, e non riesce a catturare l’attenzione se non in pochi rarissimi momenti. L’impressione che ne risulta è quella di un disco fatto, ancora una volta, come un compitino, tanto per portare il pane a casa e mostrare a tutti che, essendo leggende viventi, si può realizzare sostanzialmente un’opera uguale alle precedenti senza che nessuno batta ciglio e continuando a restare sulla cresta dell’onda.