OBITUS VITAE – Olfacit Mortis

 
Gruppo: Obitus Vitae
Titolo:  Olfacit Mortis
Anno: 2013
Provenienza:  Spagna
Etichetta: Cimmerian Shade Recordings
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TRACKLIST

  1. Olfacit Mortis
  2. Mors In His Palude
  3. Scaevus
  4. Umbrae Caeli
  5. Anima Tenebrosa
  6. Abditorum
  7. Misantropiae
  8. Advenere
  9. Mors Insidit Me
DURATA: 36:44
 

Obitus Vitae è un progetto spagnolo, nato nel 2012 e guidato dal solo polistrumentista brasiliano Armando Luiz, che alla fine dell'anno appena trascorso ha sfornato il proprio debutto "Olfacit Mortis". Non possedendo la minima competenza di latino (unica lingua utilizzata nell'album), evito di pronunciarmi sull'accuratezza dell'esposizione lirica e mi inoltro nell'analisi del prodotto, uscito sotto l'egida della Cimmerian Shade Recordings.

Il lavoro contiene meno di quaranta minuti di un Black dalle atmosfere nerissime che, in pezzi come "Umbrae Caeli", "Anima Tenebrosa" e "Advenere", dimostra anche una predisposizione teatrale per quanto riguarda l'utilizzo delle melodie. Il Nostro padroneggia indubbiamente molto bene la materia e la miscela con perizia a consistenti influssi Doom, ottenendo una buona dilatazione del senso di oppressione veicolato; a titolo puramente esemplificativo, potrebbe essere lecito immaginare una sorta di commistione tra l'attitudine occulta di certi Rotting Christ e reminiscenze Bethlehem.

Ascoltando episodi come "Mors In His Palude" e "Misantropiae", diviene lampante quanto sia fondamentale l'apporto di tastiere e sintetizzatori nell'operato di Obitus Vitae: i suddetti strumenti (il cui utilizzo lambisce a volte perfino lidi Dark Ambient) creano infatti desolanti ambientazioni funeree su cui ben si adagiano sia le sfuriate Black che i rallentamenti Doom, creando un impianto evocativo, oscuro e di sicuro effetto. In tracce come la strumentale "Abditorum" e "Mors Insidit Me", tale propensione raggiunge connotati quasi "operistici", dimostrando come questo sia un aspetto che Luiz è in grado di manovrare davvero bene, conferendo all'intero lavoro un tono di mesta e disperata solennità.

Se dovessi evidenziare una pecca, potrei parlare di un missaggio che talvolta, soprattutto nei frangenti più concitati, tende a rendere lievemente confusionario l'intreccio tra chitarra e batteria, ma questa è un'inezia di poco conto che non toglie nulla a una resa atmosferica assolutamente ottima.

Tirando le somme, "Olfacit Mortis" è un disco che non cambierà le sorti musicali di niente e di nessuno, ma che potrà senza dubbio soddisfare chi nel Black apprezza visioni nere, lente e opprimenti.

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