OBSCURA – Omnivium

 
Gruppo: Obscura
Titolo: Omnivium
Anno: 2011
Provenienza: Germania
Etichetta: Relapse Records
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TRACKLIST

  1. Septuagint
  2. Vortex Omnivium
  3. Ocean Gateways
  4. Euclidean Elements
  5. Prismal Dawn
  6. Celestial Spheres
  7. Velocity
  8. A Transcendental Serenade
  9. Aevum
DURATA: 54:15
 

Se prima era difficile trovare formazioni che padroneggiassero gli strumenti in maniera da poterle considerare formate da virtuosi, oggi sembra esserci un'inflazione di musicisti che battono le piste aperte da Marty Friedman e consorti. Ai più, nomi come Blotted Science o Necrophagist dovrebbero essere correnti e nessuno dubiterà del livello tecnico di tali gruppi. Gli Obscura mettono in campo proprio membri provenienti da questa lega musicale. Che ciò sia sufficiente per guadagnare la simpatia dell'ascoltatore? Guardiamo un poco più da vicino il terzo opus di questi bavaresi.

"Septuagint" apre le danze con una parte acustica molto delicata che si trasforma nel giro di pochi secondi in una tempesta metallica dai tocchi thrash e melodici. Devo dirlo che appaiono passaggi con voce pulita? Non temete. Il metalcore è lontano… È inutile accennare che le scale di ogni strumento investono l'ascoltatore durante ogni minuto che passa. I musicisti sfoggiano a mo' di pavone le loro conoscenze e le tecniche più astruse, usandole per costruire pezzi molto melodici e complessi che impegnano parecchio il pubblico. La truppa di chitarra fresa un assolo fulminante dopo l'altro, assoli che spero le riusciranno anche fuori dal contesto dello studio di registrazione.

Questo disco è al primo passaggio veramente avvincente, però anche dopo diversi ascolti non riesce completamente a convincermi. Perché? Le composizioni sono solide, i musicisti padroneggiano gli strumenti e la voce è aggressiva. È presto detto: non riesco a scoprire una linea definita o un concetto nell'opera. I pezzi mi paiono collage d'idee fornite dai singoli membri della formazione, impeccabili ma che infine mancano d'armonia fra loro.

Chi dovrebbe evitare questo disco? Gli amici dei gruppi — diciamo così — classici del tecno-death o dei buoni vecchi virtuosi. Chi potrebbe trarne profitto? Musicisti che adorano ascoltare scale su scale. «In dubio pro reo».

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