OBSCURITY – Obscurity

OBSCURITY – Obscurity

Informazioni
Gruppo: Obscurity
Titolo: Obscurity
Anno: 2012
Provenienza: Germania
Etichetta: Trollzorn Records
Contatti: facebook.com/obscuritybergischland
Autore: Mourning

Tracklist
1. In Nomine Patris
2. Obscurity
3. Germanenblut
4. Strandhogg
5. Ensamvarg
6. Blutmondzeit
7. Jörmungandr
8. Weltenbrand
9. Fimbulwinter
10. Kein Rückzug
11. So Endet Meine Zeit

DURATA: 51:12

Dopo varie sessioni d’ascolto di “Obscurity”, sesto capitolo discografico dell’omonima band tedesca, non so se esserne parzialmente deluso o confortato. La formazione che avevo incrociato in precedenza con “Tenkterra” sembra abbia leggermente “tirato i remi in barca” e ciò che mi viene da chiedere è: perché?

La proposta — quel cosiddetto “viking metal” melodico e battagliero nel quale gli Amon Amarth erano, e sono, presenza fissa e in alcuni frangenti figure annerite che facevano capolino rendendolo maggiormente fiero e gelido — si è mantenuta su livelli soddisfacenti per quanto riguarda l’energia profusa all’interno dei brani, per l’impegno strumentale messo in mostra dal collettivo e per l’ambito compositivo in fin dei conti più che accettabile, seppur pecchi stavolta di una prevedibilità più accentuata rispetto al passato. Ciò che invece risulta levigato è il fervore, la sensazione di “scontro fisico” che dava agli album precedenti una spallata adrenalinica è stata “sottomessa”, gli Obscurity hanno preferito affidarsi a sezioni melodiche ancora più orecchiabili e fruibili, oltre che a una produzione protesa a uno sviluppo atmosferico che acuisce le sensazioni più scure donate ai pezzi, ma che infine colpisce poco.

Se da un lato queste scelte sono portatrici di vantaggi, chi ad esempio si è appassionato agli ultimi lavori di Hegg e soci troverà sicuramente più di un punto in comune con l’evoluzione intrapresa dal gruppo svedese nel sound odierno, dall’altro si nota come l’aver messo in rilievo le chitarre, odiernamente meno ispirate rispetto al passato, non sia stata poi una mossa del tutto riuscita e l’impostazione vocale di un Agalaz alle volte leggermente statico di certo non gioca a favore del gruppo.

Non posso asserire che “Obscurity” sia brutto, tracce come “In Nomine Patris”, la titletrack, “Ensamvarg”, “Weltebrand” e la conclusiva “So Endet Meine Zeit” possiedono comunque quelle caratteristiche che conosciamo a menadito, ma che continuano a piacerci anno dopo anno. Se la scaletta avesse mantenuto nella sua interezza il livello più che sufficiente degli episodi citati, avremmo difatti fra le mani un disco che il sei canonico sarebbe riuscito a mangiarselo a colazione. Allo stato attuale invece ci dobbiamo accontentare di una prova “degna”, tuttavia non fra le migliori regalateci dalla band, mi chiedo difatti cosa c’azzecchi “Strandhogg” che in più parti sembra figlia dei nuovi Satyricon…

Chi sono gli Obscurity oggi? Una formazione combattiva, capace di non demordere, dotata di una discreta qualità da fabbro e che nonostante ciò rischia di non emergere quanto dovrebbe, e potrebbe, rimanendo per l’ennesima volta bloccata in una fase di transizione che sta divenendo interminabile. È un peccato, vorrà dire che ci toccherà attendere ancora per poter dir loro un sentito bravi. Alla prossima.

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