La rivolta contro il mondo moderno degli Obsequiae

OBSEQUIAE – The Palms Of Sorrowed Kings

Gruppo:Obsequiae
Titolo:The Palms Of Sorrowed Kings
Anno:2019
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:20 Buck Spin
Contatti:Facebook  Bandcamp
TRACKLIST

  1. L’Autrier M’en Aloie
  2. Ceres In Emerald Streams
  3. In The Garden Of Hyacints
  4. Palästinalied
  5. The Palms Of Sorrowed Kings
  6. Morrígan
  7. Per Tropo Fede
  8. Lone Isle
  9. Asleep In The Bracken
  10. Quant Voi La Flor Novele
  11. Emanations Before The Pythia
  12. In Hoc Anni Circulo
DURATA:49:32

Se avessi ascoltato questo disco senza conoscere gli Obsequiae, avrei probabilmente pensato che fosse opera di una band europea dedita al Medioevo, colleghi e conterranei dei vari Aorlhac e Véhémence, provenienti da qualche villaggio sperduto nei Pirenei o da una remota campagna inglese. E invece no. Gli autori di The Palms Of Sorrowed Kings sono americani, per di più originari dello sconfinato stato pianeggiante dell’Upper Midwest che porta il nome di Minnesota.

Dalle vaste piane circondanti Minneapolis, arrivati al loro terzo album, gli Obsequiae ci riportano al nostro Vecchio Mondo, in epoche mai vissute e in luoghi remoti ormai dimenticati, la cui essenza è stata per sempre stravolta dall’avanzare del tempo, e lo fanno curando ogni dettaglio, dalla copertina rappresentante un forte in rovina alle sonorità sognanti, passando per i testi evocativi e mai scontati.

Una delle particolarità della band americana è quella di inserire, tra i pezzi convenzionali cantati in inglese, alcuni intermezzi strumentali dai titoli in latino o francese arcaico, magistralmente interpretati dall’arpista Vicente, uno dei tre componenti del gruppo insieme al mastermind Tanner Anderson e al nuovo batterista Boghan McCloskey, alla sua prima prova con gli Obsequiae.

Il trio americano supera la prova a pieni voti, proponendoci una personalissima miscela di musica medievale, death metal melodico (principale influenza di Tanner, da quanto si legge nelle poche interviste rilasciate) e black metal che non annoia e non si ripete. The Palms Of Sorrowed Kings è un tripudio di richiami storico-letterari (basti pensare che “Palästinalied non è altro che un poema del XIII secolo di Walter von der Vogelweide), suoni naturali, intermezzi d’arpa, melodie trascinanti su tappeti di doppia cassa e sapienti cambi di tempo: un perfetto connubio tra melodia e potenza.

In un progetto ambizioso come questo non è facile evitare di ripetersi, di scadere nella banalità o nel pacchiano, o ancora di far passare il lato melodico in secondo piano rispetto ai blast beat e allo screaming, senza trovare un vero e proprio equilibrio. Nonostante ciò, gli Obsequiae ci sono riusciti appieno, creando un’opera complessa, potente, ricca di riferimenti storici e letterari, che trasporta letteralmente l’ascoltatore in luoghi ed epoche mai vissute, dando alla luce quello che per molti, me compreso, è stato uno dei migliori album del 2019.

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