OCCULTUM – In Nomine Rex Inferni

Gruppo:Occultum
Titolo:In Nomine Rex Inferni
Anno:2018
Provenienza:Polonia
Etichetta:Old Temple
Contatti:Facebook
TRACKLIST

  1. Skulls Instead Of Candles
  2. Possessed By The Night
  3. The New Har-Magedon
  4. Hanged Man
  5. Altars Among The Dead
  6. Black Art Of Necromancy
  7. The Last Waltz With Death
DURATA:47:15

La malefica Old Temple ci presenta il terzo album (secondo con la nuova incarnazione) degli Occultum, ex Amarok, uscito la scorsa estate sul finire di giugno. L’accoppiata polacca ancora una volta è alla ricerca di nuovi seguaci del demonio, da ghermire sfruttando le note del genere satanico per eccellenza: il black metal.

In Nomine Rex Inferni ci accompagna fra oscuri rituali e invocazioni perverse, cimiteri e cadaveri, necromanzia e morte per 47 minuti. Verremo così maltrattati dal blast beat impetuoso di Jh (“Altars Among The Dead” mi ricorda qualcosa dell’approccio battagliero dei Negator) e poi oppressi da una soffocante aura nera come la pece, anche di stampo doom, ora più sinistra ora più ostile, mentre soffriremo tutte le famose pene dell’inferno. Il quartetto mitteleuropeo allenta la presa soltanto per poter glorificare al meglio la magnificenza dell’Anticristo: ecco allora spuntare i frangenti quasi epici della tragica “Hanged Man”.

Per compiere la propria missione, gli Occultum puntano su brani dal minutaggio piuttosto elevato per il genere (si parla di black metal nudo e crudo) ed evitano di rifugiarsi nei vincoli della forma canzone, pur restando al riparo da arzigogoli. Sfortunatamente non possiedono abbastanza frecce al proprio arco da giustificare tali scelte: le chitarre di Sarin e MTR sono efficaci nel sostenere le atmosfere dei pezzi, ma raramente azzeccano il riff decisivo e di effetto, generando invece un lungo e interminabile flusso di soluzioni senza scossoni; da parte sua Gavron opta per un cantato che è una sorta di incrocio fra un ringhio e un urlo, che però viene ricoperto di effetti che lo sterilizzano, rendendolo incapace di graffiare così come di offrire variazioni, relegato inoltre in secondo piano rispetto agli strumenti dalla produzione.

Dopo svariati ascolti mi resta la sensazione che In Nomine Rex Inferni sia un’opera con potenziale e dalle atmosfere interessanti e variegate, anche perché composta da un gruppo dotato ormai di molta esperienza, ma purtroppo con difetti talmente palesi da essere gambizzata pesantemente. Gli Occultum hanno cartucce da sparare e difficilmente potranno schifarvi, d’altro canto sarà dura per loro colpire nel segno, specialmente alla luce dell’attuale panorama così convulso ed esigente. Ed è davvero un peccato.

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