Odium Humani Generis - Przeddzień

ODIUM HUMANI GENERIS – Przeddzień

Gruppo:Odium Humani Generis
Titolo:Przeddzień
Anno:2020
Provenienza:Polonia
Etichetta:Cult Of Parthenope
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TRACKLIST

  1. Wdech
  2. Interludium I
  3. Samozatopienie
  4. Wracaj
  5. Interludium II
  6. Ulice
  7. Znów
  8. Interludium III
  9. Larwy
  10. Przeddzień
DURATA:52:30

Attivi dal 2015, con una demo (Zmora) uscita nel 2018 e con tanta gavetta dal vivo, dividendo il palco con gente come Malokarpatan, Uada, Pillorian e Mortiis (proprio lui), gli Odium Humani Generis sono arrivati a firmare un contratto per due album con la Cult Of Parthenope. Il moniker è altisonante, i nomi citati fra le influenze sono importanti — Mgła, Taake, Lifelover — e la copertina con cui si presenta questo Przeddzień (Vigilia) promette molto bene.

Partiamo proprio da lei, e quindi dal repertorio iconografico con cui il primo album di questi polacchi di Łódź si mostra: disagio in forma di architettura — magari dalla periferia della stessa città di origine del gruppo — con quel palazzone terrificante coronato di antenne, e con i freddi e desolati paesaggi urbani delle altre foto, tra tunnel di cemento e foreste di pali dell’illuminazione pubblica. Il malessere che mettono in musica gli Odium Humani Generis è senza tempo ma è anche contemporaneo, è quello che vivono gli esseri umani stipati in agghiaccianti quartieri dormitorio, quello che si mangia a colazione, pranzo e cena in quei palazzi che più che case sembrano alveari. E insomma: la periferia, le luci della centrale elettrica, uno dice Vasco Brondi, e invece no, perché prima del cantautore veronese esisteva il depressive black metal, la stessa religione praticata dai signori di cui sopra.

A livello musicale il discorso è più complesso del previsto, perché gli OHG non si limitano a seguire una strada ma, come i grandi nomi cui fanno riferimento lasciano intuire, ne battono diverse, e lo fanno nell’arco di 52 minuti e rotti di male di vivere. Ci sono le arrancate tipiche del depressive più sconsolato, tipo quelle su cui è costruita la dolorosa “Larwy” (larve), così come degli interludi e degli altrettanto lacrimevoli stacchi melodici. Su questo canone più o meno tipico, però, gli OHG aggiungono quelli che sono degli evidenti stimoli raccolti da ascoltatori appassionati di tutto il black metal: le sferzate belle veloci e quadrate sono Mgła in tutto e per tutto, mentre i mid-tempo più o meno imperiosi e melodici ricordano in più di un episodio — “Wracaj” (“Come Back”) su tutti — la penna di Hoest; i Taake sembrano lo spettro che più di altri si aggira nei meandri della musica dei polacchi, in particolar modo sul versante chitarristico.

Bene perché Przeddzień si fa ascoltare con piacere, nonostante il minutaggio cospicuo, ma gli Odium Humani Generis possono e devono fare di più, magari cercando una dimensione più omogenea e peculiare. Una nota positiva anche alla produzione, veramente bilanciata e capace di rendere udibile ciascuno strumento.

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