öOoOoOoOoOo – Samen

Gruppo:öOoOoOoOoOo
Titolo:Samen
Anno:2016
Provenienza:Francia
Etichetta:Apathia Records
Contatti:Facebook  Soundcloud  Youtube
TRACKLIST

  1. Rules Of The Show
  2. Fucking Freaking Futile Freddy
  3. Meow Meow Frrru
  4. No Guts = No Masters
  5. Bark City (A Glimpse Of Something)
  6. Purple Tastes Like White
  7. I Hope You Sleep Well
  8. Well-Oiled Machine
  9. Chairleg Thesis
  10. Fumigène
  11. LVI
  12. Hemn Be Rho Die Samen
DURATA:45:25

Mi preme iniziare questa recensione specificando che il nome del gruppo öOoOoOoOoOo non si legge «OOOOOH!», ma è semplicemente un bruco stilizzato. Questo sicuramente rende più facile parlare di questo disco e ciò è senza dubbio un bene, dato che stiamo per affrontare un compito tutt’altro che semplice.

Partiamo col dire che — dopo aver perso il conto degli ascolti che ho dato a Samen — ho ancora la sensazione di non averlo capito del tutto; e vi ricordo che chi scrive è uno strano personaggio abituato al nonsense nipponico, che ha sdegnato l’ultimo Solefald ritenendolo troppo banale e che si è divertito a scrivere dei Pryapisme (il cui batterista è qui presente come ospite) e di Igorrr, realtà connazionali a questa che conoscono fin troppo bene la parola «sperimentazione» e che in qualche modo riecheggiano anche qui. Nonostante ciò, e pur avendolo apprezzato tantissimo fin da subito, ogni giro porta alle mie orecchie qualche nuovo dettaglio, qualche sfumatura che prima mi era sfuggita o che avevo inconsciamente messo da parte in favore di altri elementi.

Avanguardistico con una naturalezza spiazzante, inaspettatamente orecchiabile e capace di sorprendere in continuazione: Samen è un lavoro che tira in ballo un numero spropositato di nomi e generi, passando senza paura dall’eleganza alla follia, dall’intrattenimento più spensierato a riflessioni emotive; una gamma sconfinata di sensazioni che si alternano e si fondono creandone di nuove, sempre con un modo di fare che rende il gruppo riconoscibile e allo stesso tempo costantemente diverso. Tutti questi giri di parole probabilmente non vi avranno minimamente fatto capire il contenuto dell’album, tuttavia mi sembrava giusto sottolineare quanto detto finora.

Quando il termine «avanguardia» ha iniziato a farsi strada nel mondo Rock-Metal, ci si riferiva a realtà che partivano da una base legata a questo genere per poi inglobare elementi esterni; ora immaginate un duo che prende come base l’Avantgarde e aggiunge a esso un’ulteriore dose di sperimentazione. Un po’ come prendere delle meringhe e affogarle nella melassa. In effetti è già difficile identificare elementi che costituiscano le fondamenta del sound, possiamo infatti tranquillamente affermare che il cuore di questa opera prende tanto dal Metal estremo quanto dal Rock più tendente al Pop, comprendendo tutto ciò che sta in mezzo; come già detto, ci sono però una miriade di fattori estranei che vanno ad arricchire il tutto: e ci ritroviamo quindi immersi in una dimensione parallela dove influssi elettronici, sentori Prog e Post-, accompagnamenti orchestrali, sintetizzatori a otto bit e melodie da musica Disco possono convivere con chitarre in tremolo picking e blast beat. Non dimentichiamoci inoltre delle incursioni in altri stili che comprendono Jazz, Swing, Lounge, Punk, Trip-Hop, Drum’N’Bass, Reggae… e l’elenco potrebbe continuare ancora per un bel po’. Ascoltando le tracce, potrebbero venirvi in mente varie band tra cui Diablo Swing Orchestra, Mr. Bungle e Unexpect, e già solo questi tre nomi messi insieme dovrebbero darvi un’idea di quanto particolare sia il sound. Baptiste Bertrand si occupa magistralmente del lato strumentale di questa stravagante proposta, accompagnato solo da alcuni ospiti: il già citato Aymeric Thomas dietro le pelli, Rapahël Verguin al violoncello, Adrien Cailleteau al sassofono e infine Germain Aubert, autore di un assolo di chitarra.

Vorrei però spendere un capitolo a parte per il comparto vocale, quasi interamente gestito da Asphodel: la cantante, già nota per la sua presenza in gruppi più o meno conosciuti e diversi fra loro quali Penumbra, Ad Inferna e soprattutto Pin-Up Went Down e ospite tra le altre cose nel debutto degli Område, offre una prestazione fuori da ogni schema, che da sola vale la candidatura alla Top 5 di quest’anno per il sottoscritto. Capace di manipolare le proprie corde vocali in ogni modo possibile, la sua abilità nell’alternare canto lirico, harsh vocals e sperimentazioni con una varietà timbrica che definire ampia sarebbe riduttivo è già indice della sua estrema versatilità; a essa va aggiunta un’orecchiabilità largamente sfruttata, che talvolta porta alla mente i nomi di Dolores O’Riordan dei The Cranberries, in maniera più limitata Amy Lee degli Evanescence e — perché no — perfino certe cantanti Pop-R&B che non andranno molto a genio ad alcuni dei nostri lettori, il tutto comunque con una personalità e una maestria nel dosare i vari stili che la elevano alla punta di diamante di un lavoro che di per sé comunque non ha alcun momento di debolezza.

Inutile sottolineare infine la produzione giustamente cristallina e in generale l’attenzione data ai suoni, avrete già capito che Samen è un disco curato in ogni singolo dettaglio e il discorso vale anche per l’aspetto grafico: nel libretto sono presenti foto di una mostra che ha lo stesso nome dell’album e che è ovviamente legata a esso, nella quale semplici corpi umani posti in stanze vuote in varie posizioni sono l’unico materiale usato per comporre le varie opere. Noterete quindi che anche l’aspetto visivo sfrutta sia la semplicità che la complessità per esprimere determinati concetti. Allo stesso modo sono interessanti i testi, di certo non facili da interpretare e spesso astratti nella scelta delle parole; tuttavia, essendo scritti da Asphodel, sembrano adattarsi perfettamente alla sua variegata vocalità.

Con un’uscita così intensa e piena di carne al fuoco, è chiaro che questo Bruco francese sia già ben oltre lo stadio larvale. Samen riesce a espandere costantemente i propri orizzonti senza suonare forzato, anzi facendo leva sulla naturalezza con cui questo processo di continua evoluzione avviene. Di sicuro questo lungo articolo non sarà riuscito a sviscerare ogni singola sfaccettatura dell’album, pertanto vi invito ad ascoltarlo più e più volte per rendervi conto di cosa stiamo parlando. Per quanto mi riguarda, definirlo capolavoro non sarebbe poi così sbagliato.

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