OFDRYKKJA – Irrfärd

 
Gruppo: Ofdrykkja
Titolo: Irrfärd
Anno: 2017
Provenienza: Svezia
Etichetta: Avantgarde Music
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TRACKLIST

  1. Irrfärd
  2. En Vandrares Börda
  3. Generations Of Hurt
  4. En Fragmentarisk Resa Genom Tidsrymden
  5. Mother Earth, Devour Me
  6. Ungdomssår
  7. Beneath A Starlit Sky
DURATA: 1:01:39
 

Il nesso tra musica metal e tematiche alcoliche, specialmente nei Paesi nordici, è notoriamente forte e ben radicato nell'immaginario collettivo. Volendo essere semplicistici, si potrebbero individuare due filoni ad alto tasso alcolemico, per così dire: quello più festaiolo e allegro del Folk Metal da una parte, e quello diametralmente opposto popolato da gente che di allegria proprio non vuole saperne, fatto di depressione, autolesionismo e chi più ne ha più ne metta. Questo secondo percorso è stato intrapreso dagli svedesi Ofdrykkja, il cui nome, in norreno antico, è guarda caso traducibile con qualcosa come «bere eccessivamente»: il loro è un Depressive Suicidal Black Metal dilatato, sfiancante e che riesce a convogliare bene il messaggio di cui si fa portavoce.

"Irrfärd", edito dalla nostrana Avantgarde Music, è un ascolto impegnativo, e lo si capisce già da un primo sguardo al minutaggio: escluse le due tracce strumentali poste in apertura e chiusura, ogni canzone supera i dieci minuti di durata, che sembrano essere anche più in virtù (o per colpa?) della ripetitività costante dall'inizio alla fine, vero e proprio marchio di fabbrica di questa particolare declinazione del metallo nero. Durante i sessantuno minuti e spicci di durata, è impossibile scrollarsi di dosso quella sensazione di malinconia che aleggia costantemente su ogni singola melodia, con il fido supporto della voce, o meglio, delle voci: due sono infatti le protagoniste del disco, uguali e diverse nelle loro interpretazioni. Quella di The Associate, pulita e rassegnata nella sua disperazione, e quella di Pessimisten (sic), al contrario furiosa e urlata come se non ci fosse un domani. "En Fragmentarisk Resa Genom Tidsrymden" è la sintesi perfetta di queste due anime, con un testo inizialmente parlato su un letto di arpeggi che sfocia, a circa metà canzone, in ciò che rappresenta probabilmente l'apice della sofferenza del trio di Västerås insieme ai versi disumani e alla furia bieca di "Ungdomssår".

Le atmosfere malinconiche, con strutture che a dirla tutta si mantengono su ritmi piuttosto pacati per gran parte del lavoro tra arpeggi acustici e riff cadenzati, si sposano bene con i testi che dipingono un legame piuttosto forte con la terra di appartenenza, oltre chiaramente all'inadeguatezza e all'odio per se stessi. Le immagini sono infatti parecchio vivide e mostrano come le foreste, le brughiere, i fiumi, le montagne siano qualcosa a cui anelare, nella speranza di riunirsi alla Natura il più presto possibile: basti ascoltare le parole di "Mother Earth, Devour Me", inaspettatamente solari all'inizio salvo poi rivelarsi un'illusione in seguito alla quale ricadere in uno stato di tristezza e apatia perenne.

In conclusione, come già detto in partenza, "Irrfärd" non è un disco a cui è facile approcciarsi. La sua lunghezza, i suoni, le strutture e le tematiche lo rendono tanto pesante quanto altri lavori ben più estremi, e per questo motivo potrebbe essere una buona idea ascoltarlo, paradossalmente, senza porvi particolare attenzione e senza cercare l'analisi approfondita a livello tecnico: il suo senso non è nei dettagli e nelle sfumature strumentali, ma nelle atmosfere da cui lasciarsi placidamente avvolgere in una giornata uggiosa.

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