OHMWORK – ShadowTech

 
Gruppo: Ohmwork
Titolo: ShadowTech
Anno: 2015
Provenienza: Norvegia
Etichetta: Ghost Town Artist
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TRACKLIST

  1. Burning Question
  2. Psycho Reversed
  3. Treading Water
  4. Reptile
  5. Bloodstone
  6. Religion And Darkness
  7. The Raven Is You
  8. Cradle To Grave
  9. Yell Of Sanity
DURATA: 38:31
 

Seguire il percorso già tracciato dai grandi del passato è come impugnare un'arma a doppio taglio: se da un lato ciò permette di avere sin da subito un pubblico di potenziali ascoltatori, lieti di sentire generi ormai fuori moda, dall'altro c’è sempre il pericolo di restare nell'ombra dei grandi nomi dell'epoca che fu. Non è semplice infatti aggiungere qualcosa a scene musicali ormai trascorse che — con ogni probabilità — hanno già detto tutto nei loro anni d'oro.

Certo, non mancano realtà odierne che — pur con i piedi ben piantati nel solco lasciato da questi giganti della musica — riescono a proporre opere valide e ricche di una forte identità propria. Ma per pochi buoni esempi di successo, cento altri album sono destinati all'oblio del già sentito, poco originale e banale. "ShadowTech" degli Ohmwork è purtroppo uno degli ultimi a entrare in questo girone degli ignavi.

Non che il trio norvegese sia composto da sbarbatelli, tutt'altro. Sebbene abbiano da poco spento le tre candeline, i musicisti della terra natale di Varg Vikernes hanno tutti un po' di anni di attività nella scena hard & heavy del loro paese. Insomma, il tempo per farsi le ossa tra garage, sale prove e registrazioni lo hanno avuto, così come certamente hanno avuto occasione di studiare per bene gli album di grandi nomi del passato quali Diamond Head, Judas Priest e Megadeth. Soprattutto Megadeth.

L'influenza della creatura di Mustaine è infatti presente e palpabile in molti brani del disco. Forti gli echi di dischi come "Peace Sells… But Who's Buying?" e "Rust in Peace" nel trittico di brani composto da "Psycho Reversed", "Treading Water" e "Reptile", che hanno sì la loro buona dose di groove e riff potenti ma che non esaltano per un lavoro di composizione che non valorizza nessuna delle idee riversate dal gruppo nelle loro creazioni. Tra chitarre ritmate, mid tempo, variazioni strumentali e cori dalle melodie un po' troppo sdolcinate, sembra quasi che gli Ohmwork vogliano a tutti i costi dimostrare qualcosa all'ascoltatore, senza però avere in mente quale sia questa cosa da sbandierare ai venti scossi dalle chitarre distortissime.

Nonostante sin dai primi istanti il thrash dei Megadeth si fonda con l'heavy metal di Bathory ("Burning Question") e degli Iron Maiden di "Powerslave" ("Bloodstone"), l'album sembra avere ben poca energia e vitalità, soprattutto in "Religion And Darkness" e "Cradle To Grave" che mostrano il fianco di una scrittura che — nel tentativo di restituire brani vari e articolati — finisce per incartarsi su se stessa. La più ritmata "The Raven Is You" non basta a sollevare le sorti di un disco che nella conclusiva "Yell At Sanity" mostra tutti i suoi problemi. Il brano posto in coda all'album è il colpo di grazia a un ascoltatore ormai giunto annoiato e un po' assopito, ha buone idee ma le affossa nel momento in cui l'esaltante cavalcata delle chitarre ritmiche nella sezione centrale cede il passo all'ennesima — per fortuna ultima — variazione strumentale completamente fuori posto, banale e in grado di far sparire quel barlume di entusiasmo così faticosamente guadagnato.

Che c'è di buono in "ShadowTech"? Poco, a parte un ottimo lavoro dietro i mixer, in grado di restituire con estrema chiarezza i suoni di ogni strumento coinvolto. Mi spiace per gli Ohmwork, ma non bastano tanta passione e un pizzico di esperienza a farsi strada in un genere che — per quanto ormai non molto battuto — è affollato di band e lavori di ben altro livello.

È ancora possibile fare buon heavy metal nel 2015? Probabilmente sì. Ha ancora senso? Forse no, ma non spetta a me deciderlo. Ciò che è certo è che — nei mie ascolti — non ho colto nulla che possa far preferire questo "ShadowThech" al riascolto, fosse anche per la milionesima volta, di un disco heavy metal di qualche lustro fa. Se siete fan del metallo duro dei bei tempi andati, fatevi un favore e rispolverate qualche vecchia gloria impolverata: sembrerà comunque più fresca dell'ultimo lavoro degli Ohmwork.

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