OKKULTOKRATI – Snakereigns

 
Gruppo: Okkultokrati
Titolo: Snakereigns
Anno: 2012
Provenienza: Norvegia
Etichetta: Fysisk Format
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TRACKLIST

  1. No Ouroboros
  2. Snakereigns
  3. Invisible Ley
  4. I Thought Of Demons
  5. Acid Eagle One
  6. Unconscious Mind
  7. We So Heavy
  8. Let The Sun Receive Her King
  9. Nothing Awaits
DURATA: 37:23
 

La Norvegia nera che conosciamo è scomparsa anni e anni fa, ma c'è chi dice vi sia ancora un movimento tutto sommato vivo, pensate a band quali Mare, Kaosritual e Skuggeheim, mentre altri preferiscono guardare oltre. Eppure andando a spulciare e oltrepassando le uscite di stampo classicamente black anni Novanta, di materiale da ascoltare con interesse ce n'è eccome, soprattutto se si punta su chi si dedica a un ritorno alle radici che guarda molto più indietro, come fanno del resto gli Okkultokrati.

La formazione proveniente da Oslo — insieme a Blackest Woods e Haust — dà vita a quella che da loro stessi viene denominata la Black Hole Crew, metallo che suona distintamente annerito, ma che nelle influenze attinge fondamentalmente da un passato ancor più primordiale di quello creato dalla scuola nazionale. Ascoltando il loro secondo album "Snakereigns", vi accorgerete infatti che palesemente vengono a galla nomi fondamentali per chiunque sia un adoratore della storia del genere: Motörhead, Venom e Celtic Frost (e da qui ai Darkthrone il passo è comunque breve) s'incontrano con l'hardcore dei Black Flag, ai quali si aggiungono in alcune circostanze immersioni in territorio doom-sludge alcolico e il feeling death metal scandinavo per rincarare la dose di pesantezza e quella sensazione di sfiancamento che emerge in un paio di occasioni in "Acid Eagle Ones" e "We So Heavy".

"Snakereigns" è un lavoro che macina, eppure sa quando frenare, aumentando il carico atmosferico e spostando la proposta verso lidi ancora più serpeggianti. Dopo l'inizio scoppiettante fornito da "No Ouroboros" e da "Snakereigns", troviamo una "Invisible Ley" che puzza di disperazione e a tratti si concede l'intromissione di fasce psichedeliche oscure; poi l'animosità punk della successiva "I Thought Of Demons" viene assorbita totalmente dall'immersione nelle lande paludose della già citata "Acid Eagle One". Le scorribande irruente di "Unconscious Mind" finiscono invece inghiottite dalle infettive scanalature di "We So Heavy", altro episodio già nominato. Stiamo per concludere l'ascolto e c'è ancora di che sbronzarsi, sono soltanto due le tracce rimaste: "Let The Sun Receive Her King" e "Nothing Awaits". Come si era iniziato si finisce, i ritmi si rialzano, la batteria diventa nuovamente più veloce e impattante, l'adrenalina scorre e mi auguro che vogliate accompagnare tali momenti con della buona birra, tenerla a portata di mano vi farebbe comodo.

Il disco, al contrario di quanto ci si potrebbe attendere, non è fornito di una produzione scarna e caotica: pur essendo fangosa e rude, a tratti spigolosa, mantiene infatti una certa pulizia di fondo che permette di entrare in contatto con le varie sfaccettature dei pezzi. A qualcuno potrà risultare non gradevolissima come scelta, personalmente la reputo corretta, sono troppe le uscite gambizzate per colpa di soluzioni estreme dietro il mixer nell'uno come nell'altro verso, questa è una sorta di mediazione che si pone a favore di ciò che gli Okkultokrati trasmettono con la loro musica.

Ci si può lamentare della solita pasta e cocuzza? Se state cercando una proposta alternativa e avanguardistica di sicuro avete sbagliato luogo dove guardare, i norvegesi — per quanto rappresentino un incrocio di più stili — hanno un'alimentazione sonora a base di tradizione, li si può forse biasimare per questo? Con tutta probabilità "Snakereigns" non diverrà mai un ascolto necessario per la nostra sopravvivenza, ma diverte e fa dimenare: se ciò vi basta, un paio di giri nello stereo riuscirà a guadagnarseli con estrema facilità.

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