OKTOBER – There Was None…

Informazioni
Gruppo: Oktober
Titolo: There Was None…
Anno: 2011
Provenienza: Norway
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: myspace.com/oktoberforest
Autore: Mourning

Tracklist
1. Before The Silence
2. Then There Was None
3. Hostens Kall
4. Restless
5. In The Hands Of The Moon

DURATA: 36:29

Gli Oktober sono un giovane duo norvegese che nel 2011 ha rilasciato il primo demo “There Was None…”.
Il sound è in bilico fra due generi, sono doom e black che s’incrociano nell’oscurità per fornire il loro apporto ai tre brani ivi contenuti.
Composizioni dilatate, dalle cadenze allungate e che portano con sè una sensazione d’angoscia costante acuita dall’utilizzo di melodie agrodolci tese a contrastarne la propensione a creare solchi, il riffato velocemente arpeggiato e la vocalità stridente vengono assorbiti da basi estranianti e fortemente inclini alla prima natura doom/death tanto da ricordare i Paradise Lost più grevi e pesanti del periodo primordiale sia in “Before The Silence” che nella titletrack e guadagnare epicità in una “Hostens Kall” maggiormente ritualistica e vocalmente meno tetra e più evocativa grazie all’uso di un clean solenne ma che fa notare tale cambio di rotta anche nello scream sofferto.
È un connubio perfetto, una creatura che per natura ed espressione dolorosa appartiene moralmente allo stile nineties primordiale dei Katatonia di “Dance Of December Souls” e a quella scena che contribuì con le sue divagazioni pachidermiche a dare alla generazione black in piena formazione e a quella “funerea” doom una sorgente da cui attingere per esplorare territori desolati e decadenti, come avviene oggi grazie a formazioni come i Mournful Congregation.
Al trio di tracce di “There Was None…” in qualità di bonus si accodano i singoli pubblicati nel 2010: “Restless” è una canzone che pur non distanziandosi dal pallore cadente delle precedenti possiede un suono più vivido arricchito da parti di sassofono introduttive e un cantato più ruvido e duro nelle fasi scream, meno solenne e più melancolico, discorso che non vale per la conclusiva “In The Hands Of The Moon” decisamente più similare alla proposta del trittico d’apertura.
Acerbi, decisamente derivativi e con ancora una produzione non proprio perfetta ma che garantisce comunque una più che sufficiente resa sonora, gli Oktober hanno bisogno di tempo per dare forma propria al modo col quale si cimentano in questo stile, le premesse sono più che confortanti e continuando di questo passo, i risultati degni di lode non tarderanno ad arrivare.
Che qualche label underground di settore li metta presto sottocontratto? Non è idea così lontana dal potersi realizzare.

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