OLDE GROWTH – Olde Growth

Informazioni
Gruppo: Olde Growth
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/oldegrowthboston
Autore: Mourning

Tracklist
1. The Grand Illusion
2. Life In The Present
3. Cry Of The Nazgul / The Second Darkness / To The Black Gate
4. Sequoia
5. Red Dwarf
6. Everything Dies
7. Awake

DURATA: 46:03

OLDE GROWTH - Olde Growth Ci sono davvero tante band al giorno d’oggi che meriterebbero molto più spazio di quello che riescono a ritagliarsi, gli Olde Growth sono l’ennesimo esempio di quanto le grandi label abbiano occhio corto e diano troppo riguardo a gente che propone side project su side project, non facendo altro che togliere possibilità ai giovani di gettarsi nella mischia con un supporto che sia quanto meno decente.
Roster come quello della Relapse sono colmi di band che sembrano la copia della copia della copia delle grandi realtà, spesso anche valide ma che non variano di una virgola ciò che altri hanno già scritto.
La derivazione non è una pecca, il perseguire invece quella via senza personalità è un reato, godendosi e fregiandosi degli allori a cui altri han dato vita clonandoli all’infinito, avviene così per l’ennesima volta (e non sarà l’ultima, sarei pazzo a crederlo) d’ascoltare un album come l’omonimo di questi ragazzi statunitensi che ti fa pensare: largo ai giovani cazzo.
Ok anche in questo caso non si può nascondere che la musica presentata rimandi a formazioni quali Kyuss, Electric Wizard, Sleep con una vena southern che scorre evidente serpeggiando fra le tracce che risultano però essere non un copia e incolla o una rivisitazione in pieno degli act citati, infatti girano alla grande, prive d’intoppi saltando di palo in frasca senza far perdere per un attimo il feeling scuro che li lega al terreno.
Mandare on air una “Cry Of The Nazgul/ The Second Darkness/To The Black Gate” è uno spasso colmo di trip derivanti dalla natura cangiante del brano, nasce con un’entità groove, muta in essenza doomica per spegnersi in un’escalation vorticosa di passaggi veloci con aggiunta di melodia e piglio catchy.
Aggiungete a questo colosso di quasi dieci minuti una nera “Sequoia” dall’incedere rituale sabbathiano, “Life In Present” che tende al rivoltoso con i suoi cori aspri, lo spazio dedicato al “facciamoci un funghetto allucinogeno” di “Red Dwarf” colma d’attitudine space/psych e si arriva alla conclusiva “Awake”, che è talmente instabile da sembrare sulle montagne russe tanti sono i cambi d’umore che al proprio interno la rivoltano come un calzino più volte, stanchi per quanto ci si è sbattuti.
Dove sta la bravura degli Olde Growth? Semplice e palese vi verrà incontro appena inserito il disco nello stereo, è l’unire i generi, il farli convivere e rendere allo stesso livello all’interno di un’intelaiatura che non ha voglia di essere rigida e monolitica, sente il bisogno d’esprimersi e lo fa muovendosi fra gli stili che s’addicono al sound con una prestanza ben al di sopra della media.
Questo mi riporta al punto iniziale, alla domanda che ogni tanto ripongo a me stesso e a voi che leggerete: come fa una formazione simile a essere senza label?
Si attenderà un piccione viaggiatore che porti notizie, sarà per questo che risposta a tale quesito non arriva mai.
Non fateveli sfuggire, se il sound del sud, le atmosfere doom e desertiche vi attirano o sono ciò che ascoltate di solito, non pensateci due volte e scaricate l’album degli Olde Growth, lo troverete in download a questo indirizzo: http://Oldegrowth.bandcamp.com/album/olde-growth, una minima donazione per supportarli e in cambio avrete sette tracce che vi terranno compagnia nei pomeriggi assolati di questa calda estate.

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