Olhava - Frozen Bloom

OLHAVA – Frozen Bloom

Gruppo:Olhava
Titolo:Frozen Bloom
Anno:2021
Provenienza:Russia
Etichetta:Avantgarde Music
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TRACKLIST

  1. Olhava – The Queen Of Fields
  2. Adrift
  3. Frozen Bloom I
  4. Frozen Bloom II
DURATA:59:01

Provenienti dalla città con oltre un milione di abitanti più a nord del mondo, gli Olhava sono un po’ la risposta cittadina a Sivyi Yar. Black metal atmosferico, post-, gaze in forma più monolitica e meno rurale rispetto a quello proposto dalla creatura di Vladimir. Il duo di San Pietroburgo, rispettivamente Andrey Novozhilov a voce e strumenti vari e Timur Yusupov alla batteria, nel giro di pochissimi anni ha raccolto consensi grazie a uscite sostanziose, soprattutto la penultima Ladoga. Approdati su Avantgarde, i russi non solo si sono fatti ristampare in lussuose edizioni in vinile i loro vecchi lavori, ma hanno aggiunto un tassello alla discografia, Frozen Bloom.

Novozhilov e socio sanno quello che fanno e quello che vogliono, e tirano dritti sulla strada del black metal atmosferico, glaciale ma con sentimento, che li ha fatti arrivare fin qui. Frozen Bloom infatti racchiude in appena quattro brani quasi un’ora tonda di musica che gioca sull’ossessività e sulla suggestione. Tempi belli lunghi, stacchi elettroacustici che si prendono tutto il minutaggio possibile e freddo, freddo polare. “The Queen Of Fields” è un viaggio in territori sconfinati coperti da nevi perenni, con la chitarra che macina riff impetuosi salvo aprirsi, occasionalmente, alla vastità più pura ed evocativa.

“Adrift”, nomen omen, ci lascia a vagare in questo niente fatto di bianco senza né inizio né fine cullandoci sino al primo fiore ghiacciato. “Frozen Bloom I” è la seconda suite metal del disco ed è una vera e propria tempesta, che culmina al centro con un gran fraseggio di chitarra prima di ri-esplodere nel blast beat e nella tormenta. “Frozen Bloom II” suggella quest’esperienza artica con un crescendo ambient che va via via a spegnersi nel silenzio.

Nel complesso Frozen Bloom è un altro bel lavoro, sicuramente con un grado di furbizia più alto del solito, dato che di scrittura effettiva sembra essercene meno, rispetto a Ladoga. Gli Olhava, quindi, si confermano come uno dei nomi cui rivolgersi se si desiderano certe sonorità, magari meno ricercate di quelle del cugino di campagna, ma comunque d’impatto.

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