OMINOUS CRUCIFIX – The Spell Of Damnation | Aristocrazia Webzine

OMINOUS CRUCIFIX – The Spell Of Damnation

Informazioni
Gruppo: Ominous Crucifix
Titolo: The Spell Of Damnation
Anno: 2012
Provenienza: Messico
Etichetta: F.D.A. Rekotz
Contatti: myspace.com/ominouscrucifix
Autore: Mourning

Tracklist
1. Third Day Resurrection
2. Putrid Purity
3. Primitive Sin
4. Defiling The Altars Of An Absent God
5. Secular Omens Of Doom
6. Church Of Death
7. The Spell Of Damnation
8. Repulsive Sanctification Of The Absurd

DURATA: 38:35

OMINOUS CRUCIFIX - The Spell Of Damnation A tre anni di distanza dall’ep “Relics Of A Dead Faith” del 2009 recensito dal sottoscritto nel 2010 e con un accordo che li lega alla label europea F.D.A. Rekotz, tornano a farsi sentire i messicani Ominous Crucifix con la prima uscita in formato full-lenght dal titolo “The Spell Of Damnation”.
Sono combattuto, mi rendo conto che l’album in questione sia una pura e genuina rappresentazione, fra le più classiche, di death metal, le influenze sono palesi e oscillano dal sound europeo a quello oltre oceanico, si potrebbero citare tantissime band fra le quali Morbid Angel, Asphyx e Bolt Thrower mentre se si rimanesse in ambito messicano nomi quali Sargatanas e Shub Niggurath non sarebbero così difficili da riscontrare.
Tutto ciò di certo non è un male, quello che sembra però essere chiaro dopo aver ascoltato per più di una semplice sessione “The Spell Of Damnation” è l’assenza di picchi che caratterizzano i lavori ancora bloccati nella mole gigantesca di release nella media, buoni punti di partenza ma nulla più.
La formazione punta evidentemente sull’aspetto atmosferico, il platter mantiene vivida un’ambientazione densa e pregna di sensazioni scure, battagliere rafforzate in brani come “Putrid Purity” e “Primitive Sin”, la tensione interna alle canzoni è discretamente valorizzata da un complesso strumentale che pur muovendosi su dinamiche “standard” astenendosi da accelerazioni di particolare rilevanza.
Preferiscono scandire la propria avanzata con passi lenti e pesanti che nella parte centrale della tracklist con “Defiling The Altars Of An Absent God” e “Secular Omens Of Doom” attenendosi a quanto previo descritto e inserendo cambi di regime motore a dir poco minimali, innescano una reazione umorale ancor più marcia e greve, si comprende con facilità che è quella l’arma di distruzione e ne rincarano la dose con discreta continuità.
C’è da dire che in tal senso da una mano anche il cantato di Rubens The Mercurial Herald decisamente derivativo nell’interpretazione facilmente accomunabile a nomi più illustri quali Van Drunen, Willets, Benton (ascoltate “Secular Omens Of Doom” e ditemi se non vi ricorda alla lontana “Sacrificial Suicide”), non possiede la doti dei suddetti colleghi ma risulta efficace quanto basta.
“The Spell Of Damnation” va preso per ciò che è, un piacevole ma basilare disco death, sin troppo monolitico in alcuni passaggi, probabilmente degli inserimenti solistici avrebbe fornito una variante espressiva importante mentre la produzione così cruda e reale avvalora la tesi del “suoniamo ciò che ci piace” che i ragazzi messicani sembrano abbracciare appieno titolo.
 Dedicato solo ad ascoltatori ossessivo compulsivi del genere? Probabilmente sì, fossi in voi una chance prima di etichettarlo come “l’ennesimo sei e via nella pila” lo darei, si può rimanere affascinati anche da release così “scarne”, non prendiamole sottogamba.