Ominous Resurrection - Judgement

OMINOUS RESURRECTION – Judgement

Gruppo:Ominous Resurrection
Titolo:Judgement
Anno:2020
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Terratur Possessions
Contatti:Facebook  Bandcamp
TRACKLIST

  1. Judgement
  2. Heir To The Throne
  3. Ashes Of Holocaust
  4. Sons Of The Pleiades
  5. Decalogue
  6. Three Holy Coffins
  7. Genetic Providence
DURATA:44:46

Gli Ominous Resurrection sono tre, arrivano da New York e vanno in giro vestiti da medici della peste, con tonache, cappucci e maschere a forma di becco a nasconderne i volti sul palco. Nato nel 2011 come progetto collaterale di Negative Plane e Agrath, il trio pubblicò un demo nel 2011, cui fece seguito nel 2014 un debutto, Omniscient, uscito su Funeral Industries passato piuttosto in sordina. Da allora silenzio, fino all’estate del 2020, quando Terratur Possessions ne ha annunciato il seguito (oltre a una corposa ristampa dello stesso Omniscient).

Judgement, nelle parole dell’etichetta di Trondheim, è addirittura «il secondo album di una band tristemente sottovalutata, il cui debutto non abbiamo mai smesso di ascoltare dal 2014 ad oggi». Certo il sound degli Ominous Resurrection si sposa molto bene con il black metal gelido e incompromissorio tipicamente proposto da Terratur: il chitarrista e principale compositore Diabolic Gulgalta, che qui si occupa anche di voci e organo, dice di aver sempre voluto mantenere la musica del progetto il più essenziale possibile, semplice e asciutta, basata su pochi riff e sulle atmosfere che questi riescono a creare. Addirittura, la band dice apertamente di voler fare tutto da sé, dalla scrittura alla produzione e alle illustrazioni, cercando di coinvolgere meno persone possibili nella lavorazione di un album, e in questo specifico caso pare che gli unici input esterni siano arrivati da Bestial Devotion, cantante dei Negative Plane.

Diabolic Gulgata cita come influenze dirette sulla propria musica certo black metal primordiale, quello che affonda nelle paludi dei tardi anni ‘80 e non arriva dalla Scandinavia, facendo degli Ominous Resurrection dei campioni delle seconde linee. Niente Norvegia né Svezia, stavolta sono Italia e soprattutto Grecia, con Mortuary Drape, (primi) Monumentum e Rotting Christ, Varathron e Necromantia a spuntare qua e là in mezzo ai brani. Un uso dell’organo molto teatrale e una smaccata vena occulta completano il quadro e infiocchettano i tre quarti d’ora di disagio messi insieme dal trio.

Nonostante tutte queste fascinazioni mediterranee, gli Ominous Resurrection rimangono saldamente piantati nella scena newyorkese, con gli Imperial Triumphant da una parte (l’approccio filosofico e molto teatrale) e le mille vesti indossate da Prurient dall’altra (i suoni lo-fi e il minimalismo generalizzato a livello esecutivo e di produzione). Il death metal d’avanguardia e tecnicissimo e il raw black di casa Hospital Productions trovano insomma inaspettati punti di contatto in Judgement. Il risultato finale è straniante e fastidioso, e richiede davvero tanta voglia per essere apprezzato, ed è esattamente così che il trio di New York vuole che sia.

Sicuramente un album come questo non può che dividere, perché c’è talmente tanta essenzialità che si rischia di scadere nella pochezza, perché la produzione è talmente lo-fi da cogliere di sorpresa anche chi è abituato alle scempiaggini sonore più spinte, ma è vero che «ogni singolo riff, linea di basso o parte di batteria, così come la produzione, è pensata per essere un’esperienza disturbante e non essere piacevole per nessuno». Missione compiuta, e non mi viene in mente un momento migliore per pubblicare un lavoro del genere, con una band che usa un immaginario estetico di questo tipo, che un anno in preda alla pandemia.

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