ONE DAY IN FUKUSHIMA – Ozymandias

Gruppo:One Day In Fukushima
Titolo:Ozymandias
Anno:2019
Provenienza:Italia
Etichetta:WOOAAARGH / ZAS Autoproduzioni Records / End Of Silence Records / SFA Records / MAD Productions / Kaspar House
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TRACKLIST

  1. Bhopal Inc.
  2. Desomorfina
  3. D.E.M.
  4. Exoskeleton
  5. Automi
  6. Toxifissione
  7. Sawney’s Eyes
  8. Giù La Testa
  9. Stench Of Rotten
  10. Ipnosi Dell’Assente
  11. Priypiat Syndrome
  12. Waterboarding
  13. Ridursi Al Niente
  14. La Giustizia Degli Spaventapasseri
  15. Il Regime Dei Maiali
  16. Gabbia Toracica
  17. Jiu Ming
  18. Bergoglio’s Fistful Of Sanctity
DURATA:non disponibile

È bello constatare che, tra un neomelodico e un rapper, la Campania abbia iniziato a farsi notare anche per il disagio. Dopo Scuorn, Pàrodos, Malvento e tutti i progetti a loro più o meno direttamente collegati, arrivano su queste pagine anche i One Day In Fukushima, da Eboli, che tra l’altro hanno anche un diretto collegamento con tutte le band precedentemente nominate grazie all’ex-chitarrista Francesco Del Vecchio (Pàrodos, Taur Im Duinath e chitarrista live di Scuorn) e alla più recente aggiunta Paolo “Incinerator” Musto (anche con Malvento e i momentaneamente fermi Deflagrator).

Dopo qualche anno passato a fare gavetta con split e demo, i One Day In Fukushima rilasciano finalmente un album completo. E sono mazzate. Il fatto che tra i (tanti) nomi coinvolti ci sia anche quello della teutonica Wooaaargh lascia presagire che si tratti di mazzate di una certa qualità, e appena Ozymandias parte, chiaramente a velocità massima, ne arriva conferma. I grinder salernitani non si fanno mancare niente: pezzi in italiano, altri in inglese, urla, gorgheggi suini, riffoni, blast beat, assoli, breakdown, groove, tutto alla già citata velocità massima.

A partire dal concetto alle spalle del titolo, Ozymandias non le manda a dire a nessuno: partendo dal sonetto romantico di Percy Shelley sulla caducità dell’esistenza umana e del regno degli uomini in senso ampio, con riferimento alla statua di Ramses II ripresa nella bella copertina di Claudio Elias Scialabba, i One Day In Fukushima se la prendono con il sistema, chi lo sostenta, chi fa finta di niente e chi è troppo stupido per accorgersene. In buona sostanza, se la prendono con chiunque, con una menzione speciale per Pope Frank in chiusura.

A tratti folli come i Converge, a tratti ironici (ma non troppo) come The Accüsed, sempre ruvidi come i Nasum, i ragazzi passano dal disastro di Chernobyl al massacro di Nanchino con capacità e un unico intento: far sapere al mondo che loro non ci stanno. Diciotto canzoni per venti minuti a dir tanto — in quest’epoca di doppi dischi, l’intero Ozymandias sta su un solo lato di vinile — ma di una densità incredibile. Abbiamo dovuto aspettare il 2019 per scoprire la ragione per cui Cristo si è fermato a Eboli e non è mai riuscito ad andare oltre. I One Day In Fukushima l’hanno scovato e l’hanno falciato.

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