ONLY FLESH – From The Gutter To The Grave | Aristocrazia Webzine

ONLY FLESH – From The Gutter To The Grave

Informazioni
Gruppo: Only Flesh
Titolo: From The Gutter To The Grave
Anno: 2011
Provenienza. U.S.A.
Etichetta: Rotten Records
Contatti: www.myspace.com/onlyflesh
Autore: Mourning

Tracklist
1. Welcome
2. Glamputation
3. Favorite Shade Of Grey
4. Glitch #1
5. Numb
6. Glitch #2
7. Crucivixens
8. Queens Of Sleaze
9. Glitch #3
10. Sexual Holocaust
11. Inside
12. Saliva Lubrication
13. Social Crutch
14. Cocaïne-A-Go-Go
15. Glitch #4
16. The Fall
17. Glitch #5
18. Divine Suffering
19. Glitch #6

DURATA: 52:35

Only Flesh, dal monicker si potrebbe pensare a una band di qualsiasi genere, in realtà i cinque personaggi che vi si muovono al di sotto, guidati dal fondatore e ideatore del progetto Revina Lower, di farsi inserire in un filone ben preciso non hanno nessuna intezione.
Per comodità potrei dire che il denominatore comune importante è la matrice rock, poi che vada a direzionarsi su pose glam, punk e tenda a industrializzarsi è rilevante sì ma decisamente una conseguenza dell’atteggiamento intrapreso dalle singole canzoni.
“From The Gutter To The Grave” è un disco piacevole, un mix di atmosfere mansoniane e perché no horror alla Rob Zombie, derive goth/rock nineties e percezione di una società in decadenza si fondono, sono esplicativi in tal senso i brani posti in apertura, “Glamputation” e “Numb” in poche parole riassumono ciò che è la proposta degli Only Flesh.
La band è capace di alimentare la propria visione sonora con schitarrate, dimenandosi sfruttando l’appeal di generi glitterati e di rivolta, divenendo più sofisticata ed elettronicamente massiccia in un batter d’occhio.
I riferimenti alla sessualità spinta accennati ampiamente nell’intro “Welcome”, che definirei orgasmico, palesemente celebrati in “Sexual Holocaust” e “Saliva Lubrification” e lo sballo droghereccio di una “Cocaine A-Go-Go” sono la rappresentazione di quanto l’eccesso sia la fonte primorde di nutrimento per le liriche.
E’ una sorpresa invece come siano state piazzate due impreviste e piacevoli tappe relax all’interno della tracklist.
Già, dopo aver preso delle discrete botte adrenaliche fra cui è dovuto menzionare “Queens Of Sleaze”, un bel mix delle varie influenze interne al sound, e “Social Crutch”, altro episodio di stampo electro, incrociare la tranquillità offerta dall’incedere acustico di “Inside” e imbattersi nel lungo strumentale “Divine Suffering”, forse un po’ troppo tirato per le lunghe, evidenzia un lato “morbido” inaspettato data l’impostazione che nella maggior parte dei casi caratterizza il loro modo di porsi.
E’ un album non particolarmente complicato da ascoltare “From The Gutter To The Grave”, soprattutto per chi abitualmente segue i panorami musicali citati, sarà una compagnia irriverente a vostra disposizione ogniqualvolta lo vorrete al vostro fianco per evadere dalla routine giornaliera schematica e da una società che per quanto si dica avanzata e mentalmente aperta dimostra con continuità il contrario.
Non è di sicuro un male tenersi una porta aperta da cui fuggire, gli Only Flesh ve la donano, approfittatene.