Only Sons - Lions And Unicorn

ONLY SONS – Lions And Unicorns

Gruppo:Only Sons
Titolo:Lions And Unicorns
Anno:2019
Provenienza:Polonia
Etichetta:Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Lions And Unicorns
  2. Rites Of Spring
  3. Lovesong
  4. Ever Westward
  5. Bonfire
  6. Nothing Left To Save
  7. No One’s Eyes
  8. Holding On
  9. Cabin In The Woods
DURATA:45:44

Gli Only Sons hanno tutta l’aria di essere uno sfizio, quella voglietta che musicisti coinvolti in altri settordici progetti diversi un giorno decidono di soddisfare insieme. Il quintetto si forma a Cracovia nel 2017, registra un EP nel 2018 e poi si ripresenta l’autunno dell’anno successivo con il debutto vero e proprio, questo Lions And Unicorns. E la voglietta in questione porta il nome dei Fu Manchu e dei Queens Of The Stone Age scritto bello grande in fronte.

I ragazzi alle spalle degli Only Sons arrivano più o meno tutti dal retroterra death dell’ambiente polacco: c’è un ex-chitarrista degli Sceptic (che ha passato qualche anno con la band di Jacek Hiro senza mai registrare nulla, visto che la quiescenza di questa pare destinata a perdurare ancora), il bassista dei Deivos, prolifica formazione tech-death, un ex-turnista dei Banisher, ma cui si aggiungono anche un batterista thrash e il chitarrista e principale compositore dei sempre ottimi Moanaa. Oltre a queste band, quasi tutti i ragazzi hanno altri progetti di varia estrazione, facendo degli Only Sons un vero e proprio punto d’incontro di tutte le possibili declinazioni del mondo estremo o quasi. E ovviamente il risultato è un disco stoner, perché non esiste nulla di più cazzeggione e divertente di mettere insieme un disco stoner.

Al netto della sua leggerezza, Lions And Unicorns è un lavoro più che riuscito, con la giusta alternanza tra riffoni sornioni e momenti più intimi, con anche una bella ballad (“Bonfire”, che parte citando platealmente “Planet Caravan” dei Sabbath) e un po’ di romanticismi (“Cabin In The Woods” e la sua disperazione da amore finito male) per dare un po’ di sfumature di colore. Il nocciolo dell’album resta però ancorato alle seconde vite degli ex-Kyuss e, per la leggerezza generale e l’impostazione molto narrativa degli Only Sons, anche ai Mastodon da The Hunter in poi.

Il quintetto non rende Lions And Unicorns un album indimenticabile, ma probabilmente non era mai stato il suo intento. In queste nove canzoni e altrettante diverse storie al loro interno, gli Only Sons volevano solo trovare un po’ di pace, esorcizzare qualche demone personale in un’oasi estranea agli estremismi quotidiani con cui tutti hanno a che fare nelle altre band; allo stesso modo per tutti noi all’esterno, questi tre quarti d’ora di musica sono un piacevole diversivo, una parentesi stoner un po’ malinconica dall’insospettabile deserto polacco.

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