OPRICH – Поветерь [All Sails To The Wind]

 
Gruppo: Oprich
Titolo: Поветерь [All Sails To The Wind]
Anno: 2017
Provenienza: Russia
Etichetta: Casus Belli Musica
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TRACKLIST

  1. Поветерь [All Sails To The Wind]
  2. Поход [Campaign]
  3. Топор да кистень [An Axe And A Flail]
  4. Ветра пьяный мёд [Winds' Heady Mead]
  5. В плеске вёсел [In Oars' Splashes]
  6. Медвежья хватка [Bear Hug]
  7. Беспощадные (Меч Волги) [The Ruthless Ones (Swords Of The Volga)]
  8. Над рекою курган [A Barrow Over The River]
  9. Волжская колыбельная [Volga Lullaby]
  10. Дунавска успаванка [Danube Lullaby]
DURATA: 44:37
 

Giusto qualche settimana fa lodavo l'etichetta Casus Belli Musica per il buon lavoro svolto in fase di confezionamento del bel doppio album dei Crystalmoors. Oggi ritorno a parlare dei sopracitati Russi e della loro ennesima pubblicazione in campo folk metal: riaccogliamo sulle nostre pagine digitali gli Oprich assieme al loro ultimissimo "Поветерь" ("All Sails To The Wind").

Cinque anni fa Bosj ci aveva già parlato dei Nostri tramite "North The Boundless", il loro primo traguardo discografico. Il mio aristocratico collega li aveva descritti con toni molto leggeri come abbastanza vicini allo stile dei conterranei Arkona, segnalando come solo punto debole del disco la poca incisività del riffing chitarristico: «elemento di secondo piano per la gran parte della durata del lavoro […]».

A sette anni dalla pubblicazione dell'album di debutto, dunque, arriva dalla Madre Russia il terzo capitolo sulla lunga distanza. Ahimè, soffia sempre lo stesso vento da quelle parti e le vele delle imbarcazioni della formazione guerriera di Rybinsk sembrano essere identiche a quelle utilizzate in passato. Gli strappi non paiono essere stati rammendati, i nodi mancano di rinforzi e a tratti l'intera struttura scricchiola eccessivamente. Sarà forse che il folk metal è stato davvero fin troppo sdoganato, nel corso dell'ultimo decennio o giù di lì, ma ci sono picchi di stasi emotiva così alti da non essere quasi tollerabili. Che si tratti di incarnare lo spirito battagliero e infervorare gli animi, di far urlare alla carica i guerrieri-ascoltatori o di farli gridare di gioia per festeggiare la vittoria contro il nemico, l'elemento chiave del genere risiede, a parere di chi scrivere, nel far presa sul lato emotivo del pubblico, cosa che — sfortunatamente — stenta a succedere nel disco.

Non sarò tuttavia io ad affondare le navi da guerra degli Oprich, perché non tutto il legno delle assi di "All Sails To The Wind" è marcio o da sostituire. Le ritmiche sono migliorate, come anche la consistenza del lavoro delle sei corde all'interno dei brani: la traccia eponima, così come "Bear Hug" o "The Ruthless Ones (Swords Of The Volga)", dà in questo senso prova di una certa validità. La più allegra "An Axe And A Flail" dimostra invece di sapersela cavare anche quando la fonte di ispirazione passa dal folk metal russo a quello finnico; più di tutte le altre, forse, è "Wind's Heady Mead" a testimoniare che la produzione dei Nostri non è affatto debole: ritmiche cadenzate, chitarre massicce, riffing incisivo ed elementi folcloristici più che solamente gradevoli vanno a costituire un brano per scapocciare degno del genere.

"All Sails To The Wind" non è un lavoro da bocciare: sarà anche ricco di imperfezioni, ma rappresenta per il sottoscritto un buon punto di partenza per gli Oprich verso il salto di qualità successivo. Che la flotta rientri, che le navi siano aggiustate e le falle negli scafi tappate: sono piuttosto sicuro che, dopo aver fatto ciò, i Russi saranno inarrestabili.

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