Oranssi Pazuzu - Mestarin Kynsi

ORANSSI PAZUZU – Mestarin Kynsi

Gruppo:Oranssi Pazuzu
Titolo:Mestarin Kynsi
Anno:2020
Provenienza:Finlandia
Etichetta:Nuclear Blast
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TRACKLIST

  1. Ilmestys
  2. Tyhjyyden Sakramentti
  3. Uusi Teknokratia
  4. Oikeamielisten Sali
  5. Kuulen Ääniä Maan Alta
  6. Taivaan Portti
DURATA:50:12

Sono passati esattamente dieci anni da quando Aristocrazia è entrata in contatto con l’entità Oranssi Pazuzu, in occasione dello split con i Candy Cane. I cinque finlandesi non sono certo stati con le mani in mano e non dovrebbero necessitare di troppi preamboli per chi mastica black nelle sue declinazioni meno ortodosse: il loro progressivo sviluppo all’interno di una nicchia estremamente particolare li ha condotti passo dopo passo fino al notevole Värähtelijä, oltre a un sodalizio con i colleghi Dark Buddha Rising nei progetti Atomikylä e Waste Of Space Orchestra, il cui monumentale Syntheosis risale allo scorso anno.

Devo ammettere che il passaggio degli Oranssi Pazuzu ai colossi di Nuclear Blast, dopo anni con la connazionale Svart Records, mi ha fatto alzare entrambe le sopracciglia, proprio in virtù della loro spiccata personalità e della fama di etichetta normalizzatrice che ormai avvolge i tedeschi. Risolvo subito questo primo punto dicendo che i dubbi sono stati prontamente fugati: i finlandesi, sul nuovo Mestarin Kynsi (l’artiglio del maestro), suonano al 110% come sempre e il cambio di etichetta è stata una questione puramente pratica, come spiegato dal buon Ontto (bassista e co-fondatore) in sede di intervista.

Proprio nei loro ultimi lavori troviamo le fondamenta — perlomeno in termini di approccio — della nuova opera: un cambio di direzione abbastanza drastico, che passa dalle strutture figlie dell’improvvisazione di Värähtelijä e dalla magniloquenza di Syntheosis a qualcosa di claustrofobico, faccia a faccia con i musicisti. Mestarin Kynsi assume la forma del caro, vecchio concept album e narra una storia opprimente tanto quanto la musica che la accompagna: non avendo ancora i testi a disposizione, il quadro è quello di un oscuro tiranno che assume il potere magheggiando con le menti del popolo, una sorta di Grande Fratello che si riscopre leader di un culto fanatico, narrativa richiamata anche dai simbolismi presenti nella copertina di Tekla Vàly.

L’iniziale “Ilmestys” (rivelazione) definisce il mood generale di Mestarin Kynsi, un disco in cui le due tradizionali facce degli Oranssi Pazuzu sono difficilmente separabili, anzi: il risultato è un amalgama in cui il black metal non è un elemento riconducibile agli standard del genere, ma un senso diffuso di oppressione e di angoscia impersonato dalla voce demoniaca e disturbante di Jun-His. Che sia la schizofrenica “Uusi Teknokratia”  — una nuova tecnocrazia, accompagnata da un notevole video che potrebbe essere una micidiale collaborazione tra Orwell e Fritz Lang — o il fascino squilibrato di “Oikeamielisten Sali” (la sala dei giusti), Mestarin Kynsi è un disco in cui gli anni ’70 sono vivissimi, siano essi in forma di fuzz saturi oltremodo o sintetizzatori spaziali degni dei migliori Hawkwind sotto gli effetti di qualche droga ancora sconosciuta. La doppietta conclusiva, composta dalla tribale “Kuulen Ääniä Maan Alta” e dall’incessante “Taivaan Portti”, mostra anche una certa intelligenza compositiva, ovvero una capacità di guardare a un album non come un insieme di canzoni sparse ma come un’entità unica con la sua personale evoluzione.

Gli Oranssi Pazuzu sono una realtà particolare, per certuni difficile da afferrare ai primissimi ascolti: io stesso ho esitato a lungo prima di tuffarmi nell’analisi della loro discografia, pur essendo affascinato dalla natura della band. Rispetto a Värähtelijä, Mestarin Kynsi è un lavoro più concreto, meno sfuggente e ugualmente pregno di qualità, più vicino come approccio alla produzione passata fino a Valonielu. Un gran punto di arrivo per i finlandesi in attesa dei prossimi passi, un ottimo punto di partenza per chi non sa da dove iniziare con questa folle creatura.

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