ORDOG (FIN) – Remorse | Aristocrazia Webzine

ORDOG (FIN) – Remorse

Informazioni
Gruppo: Ordog
Anno: 2011
Etichetta: Violent Journey Records
Contatti: www.myspace.com/ordogband
Autore: Mourning

Tracklist
1. Human Shell
2. Betrayed
3. Shadowland
4. Abuse
5. Remorse
6. Boneyard Horizon
7. Meant To Be An End

DURATA: 01:09:20

ORDOG (FIN) - Remorse Sono trascorsi tre anni dall’uscita del secondo capitolo “Life Is Too Short For Learning To Live” ed è giunta l’ora che i finlandesi Ordog si ripresentino sulla scena, è arrivato il momento di “Remorse”.
Terzo full-lenght di una band che continua a seguire la propria ortodossia musicale, non li ho mai considerati e continuo a non considerarli completamente inseriti nel filone funeral doom, sono una band doom/death estrema per il modo in cui sfruttano un riffing lento, obliante e ciclico ma che non tocca mai quei picchi di profondità abissale e oscurità di gente come i Thergothon e gli Skepticism nè emana l’atmosfera espansa di Ea e The Howling Void.
Sono dei buoni mestieranti che anche in questo album mostrano di possedere delle valide carte da giocare in brani come “Shadowland” e “Abuse”, le due tracce sono la rappresentazione migliore delle capacità compositive della formazione, gl’ingranaggi sono sincronizzati a dovere riuscendo a infondere sia la quantità che la qualità ambientale sofferente dato, che spicca nella prima citata e dare risalto al riffing e all’uso delle tastiere nella seconda.
Tolti questi episodi “Remorse” soffre però di una staticità che diviene sin troppo costante annullando il sentore di disperazione ricreato in antecedenza e sostituendolo con uno di rilassamento-noia, per fortuna qualche cambio di tempo vedasi l’apertura arrembante di “Betrayed” dalla buona combinazione basso e batteria e la fase conclusiva di “Remorse” con la tastiera che fa la parte del leone su una ritmica serrata, i discreti solismi e la continua opera dei synth nel tessere tappeti elementari ma indovinati riescono a salvare la situazione anche in canzoni meno assorbibili come la titletrack trascinata all’inverosimile e “Boneyard Horizon”.
E’ migliorato il modo di porsi sul pezzo del singer Aleksi Martikainen più vario nell’alternare growl, recitato e parti appena sussurate mentre la produzione per quanto cruda stavolta regge le sorti del disco.
“Remorse” si candida a essere un ascolto da non sottovalutare per gli appassionati del genere, ci vuole un po’ prima di entrare in contatto con la natura riluttante dal farsi conoscere degli Ordog ma trovata la chiave di lettura adatta i pezzi inizieranno a prendervi, dategli tempo.