ORIGIN’ HELL – Thirst For Blasphemy

ORIGIN’ HELL – Thirst For Blasphemy

Informazioni
Gruppo: Origin’ Hell
Titolo: Thirst For Blasphemy
Anno: 2011
Provenienza: Francia
Etichetta: Grave New World
Contatti: myspace.com/originhell
Autore: Mourning

Tracklist
1. Intro
2. Barbarian Solution
3. Misanthropia
4. Fanatic Murderous Madness
5. Thirst For Blasphemy
6. The Necrosurgeon’s Butchery
7. Warriors Of The Horned One
8. A Goatwhore In The Convent
9. Overfull
10. We Fuck Nuns

DURATA: 41:54

ORIGIN' HELL - Thirst For Blasphemy Dalla Francia alle nostre orecchie, gli Origin’Hell ci portano il terzo disco “Thirst For Blasphemy”, la formazione è attiva ormai da una decade e si presenta con un roccioso death metal thrashato nel quale la presenza degli Slayer è più che una semplice compartecipazione al sound.
La band di Araya così come i Cannibal Corpse di Webster sono più volte udibili nell’impostazione (e non saranno gli unici ma limitiamoci a loro) di tracce che non rinunciano a divagazioni in campo melodico e aperture solistiche, l’opener “Barbarian Solution” è un chiaro esempio di quale sia il tipo di “marcia” che il combo transalpino intende realizzare.
I tempi per lo più cadenzati innestano brevi e istantanee tirate per velocizzare l’incedere, variante che potrete pienamente cogliere nella seconda “Misanthropia”, è tutto ordinatamente “old school” ciò che viene eseguito.
Il campo delle soluzioni melo-svedesi, vedasi il riffato di “Fanatic Murderous Madness”, è in pieno stile nineties, la voce stessa oltre al growl profondo, utilizzato sino a quel momento, alterna picchi in scream e la batteria ricopre “standard” classici delle ritmiche “made in Gothenburg”, quello che prima era un semplice dubbio dopo appena tre pezzi, non contando ovviamente “Intro”, è una realtà: gli Origin’Hell hanno buone doti, fanno quello che amano ma la personalità è la lacuna su cui devono forzatamente lavorare per acquistare punti.
Il problema “reale” per un’uscita come “Thirst For Blasphemy” risiede nel fatto che il mondo metal è inondato da proposte dal flavour “invecchiato”, necessitano però di possedere almeno un marchio “distintivo” per soluzioni o scelte di produzione che permettano loro di uscire fuori dal “seminato” dei “seguaci” e basta del filone.
Le canzoni si susseguono, si nota come il platter sia omogeneo, in alcuni casi cada in qualche elementare ripetizione risultando però efficace sul momento, ascoltare un brano come la titletrack, “A Goatwhore In The Convent” e “We Fuck Nuns” non è mai un male, probabilmente lo strumentale “The Necrosurgeon’s Butchery” data la base più che discreta avrebbe potuto invece essere dotato di voce e divenire uno dei pezzi più interessanti del lotto, utilizzato nel suddetto modo invece non apporta né un’aggiunta atmosferica, né rimpolpa più di tanto le fila di una tracklist che rimane inchiodata ai propri cardini compositivi.
La produzione è pulita quanto basta lasciando comunque da parte le migliorie odierne, i suoni hanno una notevole “familiarità” con quelli delle decadi passate, il basso viene in parte penalizzato, alle volte finisce in “ombra”, è un peccato perché quando solleva la testa mette in risalto delle linee anche interessanti.
Se da un lato quindi abbiamo un “Thirst For Blasphemy” che potrà accontentare esclusivamente una ristretta fascia di “listeners” data la sua natura volutamente old-oriented più che soddisfacente, dall’altro abbiamo una formazione che evidentemente potrebbe dare di più nello sviluppo delle strutture, quantomeno tentare di apportare delle situazioni che creino diversivi in modo da non appiattire il percorso musicale.
Ciò che è certo è che il disco non si tira indietro nel compiere il proprio dovere una volta inserito nello stereo quindi ascoltate e scapocciate, buon divertimento.

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