ORLOFF – Apparitions Among The Graveyard Skies

 
Gruppo: Orloff
Titolo:  Apparitions Among The Graveyard Skies
Anno: 2012
Provenienza:  U.S.A.
Etichetta: Razorback Recordings
Contatti:

Facebook  Bandcamp

 
TRACKLIST

  1. Intro: Vampire Circus
  2. Cobwebbed And Decayed
  3. Crimson Deathshroud
  4. House Where The Beast Dwells
  5. Count Orloff Has Risen From The Grave
  6. Thrall Of The Death's Head
  7. Nine Eternities In Doom
  8. Paralyzed Entities
  9. Apparitions Among The Graveyard Skies
  10. The Needful Revenge Of Arthur Grimsdyke
  11. Chamber Of Chills
  12. Master Of The Morbid
  13. Outro: The Mummy's Tomb
DURATA: 49:45
 

Quando fra le mani ti capita un disco targato Razorback sai già che il viaggio che stai per intraprendere ha per destinazione d'arrivo l'orrore. L'etichetta statunitense è specializzata nel dar vita ad album animati dalla cinematografia, dalla letteratura e dalla quotidianità in possesso di un legame a doppio filo con quella prima caratteristica e gli Orloff, nome che presumibilmente dovrebbe derivare dal malevolo Dr. Orloff, creatura di Jesús Franco, non fanno di certo eccezione.

Il quartetto composto da Alucarda Bellows (voce), Waldemar De Marnac (basso e voce), Assassin (chitarre) e Coffin Fiend (batteria) incarna a pieno titolo tutti gli stilemi cari alle uscite Razorback: abbiamo a che fare con un death metal retrò rivolto con lo sguardo al finire degli anni Ottanta, primissimi anni Novanta, in cui ritroviamo in alcuni frangenti la bastardaggine del grind di prima generazione, le aperture doom e le movenze organistiche tese ad aumentare esponenzialmente la componente orrifica del suono. In pratica prendete i Necrophagia dei bei tempi, gli Acid Witch e un paio di altri nomi passati per quelle lande e avrete dei riferimenti solidi ai quali aggrapparvi per accingervi all'ascolto di "Apparitions Among The Graveyard Skies", debutto di questi statunitensi.

La musica non sarebbe potuta essere quindi che sinistra e minacciosa, l'intro strumentale "Vampire Circus" è solo una breve avvisaglia di ciò che andremo a incrociare successivamente e le note leggiadre, ma tutt'altro che brillanti, ci conducono a "Cobwebbed And Decayed", la traccia che dà il reale via alle danze. La canzone si presenta con un assolo smargiasso e adrenalinico per poi sprofondare lentamente in una melma ribollente e infernale, è death metal rozzo nel quale il growl macerante e riverberato acuisce la sensazione di decadenza, peraltro riprovata dalla successiva "Crimson Deathshroud", ben più varia e teatrale.

L'ingresso, affidato all'organo che ci intrattiene per un minuto e mezzo circa, è dedito a favorire l'incontro con una traccia nella quale vengono fuori la bestialità e la rovinosa ossessione fornita dalle cadenze orrifiche, più o meno speed a seconda del carico di astio che si portano dietro, mentre è pura collera ad alimentare il terzetto di brani a seguire che vede fare pressione puramente sull'aspetto della cattiveria profusa. "House Where The Beast Dwells", "Count Orloff Has Risen From The Grave" e "Thrall Of The Death's Head" infieriscono in maniera massiccia, il secondo episodio è caratterialmente più riflessivo e meditativo nel suo svolgersi, ma non per questo meno malvagio: le linee di chitarra acustica, malinconiche e dal gusto latino, s'incastrano alla perfezione con l'atmosfera che mantiene sempre e comunque fitta la cappa nera addensata in antecedenza.

Con l'avvento dapprima di "Nine Eternities In Doom" — ispirata dalla pellicola di Robert Fuest "The Abominable Dr. Phibes (Nine Eternities in Doom!)", con Vincent Price attore principale, pezzo nel quale il verbo musicale di Killjoy e soci è stato accolto con successo e senza mezzi termini — e poi di "The Needful Revenge Of Arthur Grimsdyke" — tributo al personaggio interpretato da Peter Cushing in uno degli episodi racchiusi in "Tales Of The Crypt" di Freddie Francis, dallo spirito quasi stoner/death — il disco sfodera le proprie gemme, lasciando che siano "Master Of The Morbid", il testo si pone come un omaggio alla visione oscura dello scrittore Edgar Allan Poe, e l'outro rockeggiante "The Mummy's Tomb" a fornire degna conclusione all'itinerario da museo degli orrori egregiamente orchestrato dagli Orloff.

Intendiamoci, "Apparitions Among The Graveyard Skies", per coloro che abitualmente ascoltano e comprano uscite del genere, non apporta nulla di nuovo al settore: è l'ennesima prova che vale la pena possedere perché questo mondo piace e la si gode alla grande, perché suona old e le tematiche, per quanto siano infoltite di cliché, si adorano per ciò che sono, evitando di pensarci su due volte, insomma un album da comprare e stop. D'altro canto qualche difetto, seppur minuscolo, il lavoro lo possiede, cioè una produzione che forse un po' più pulita avrebbe giocato a favore della resa del complesso strumentale, ma lamentarsi è inutile, sarebbe come chiedere a Dracula di bere solo succo di pomodoro, che horror ne verrebbe fuori? Triste, se per caso dovesse piacervi "Dracula – Morto E Contento" di Mel Brooks non disprezzereste ugualmente la scelta, sarebbe però altra storia e dal contenuto troppo vivo e divertente per prenderla in seria considerazione, almeno in questo caso. A voi adesso decidere cosa fare: io fossi in voi una chance agli Orloff non la negherei.

 

Facebook Comments