Ôros Kaù - Thanatos | Aristocrazia Webzine

ÔROS KAÙ – Thanatos

Gruppo: Ôros Kaù
Titolo: Thanatos
Anno: 2023
Provenienza: Belgio
Etichetta: I, Voidhanger Records
Contatti: Facebook  Bandcamp  Instagram  Spotify
TRACKLIST

  1. Nephtys
  2. Let Neptune Strike Ye Dead (The Lighthouse)
  3. Baal
  4. Marbas
  5. Arcana XIII: Dawn Of The Red Scorpio
  6. Bios-Phos-Metis
DURATA: 46:09

Antico Egitto, demoni mutaforma, riferimenti a Nettuno passando per Robert Eggers: questo e tanto altro in Thanatos, ultimo grimorio musicale firmato Ôros Kaù. Nato per soddisfare le avventure in solitario di CLZT (Guillaume Cazelet), il progetto era già capitato su queste pagine per un fiammeggiante lavoro a sei mani coi messicani Precaria.

Thanatos ha come pilastro tematico il concetto di morte, e lo sviscera nei suoi aspetti prima caotici e distruttivi, poi purificatori, trasformativi e illuminanti. Un cammino diviso in più tappe, tutte ugualmente calate nel mondo della magia nera e dell’esoterismo, ispirato a testi, arte e ricerche che spaziano dalla metà del Seicento fino ai giorni nostri.

Niente che abbia a che vedere con la ricerca che la prof. di Storia ti chiedeva alle medie, perciò la musica associata a tanta filologica malignità non può essere semplice. Se già CLZT non è famoso per la sua essenzialità quando agisce nei Neptunian Maximalism, in veste Ôros Kaù prova a canalizzare la sua furia sonora tra gli estremi dello spettro black-death, senza rinunciare alla libertà che gli è propria e quindi inserendo voci e urla che si inseguono, e tutto un sottobosco di suoni ed effetti per dare maggiore profondità al quadro d’insieme.

Il grande merito dell’artista belga è proprio questa sua capacità di stratificare senza appesantire. Niente, in Thanatos, è fine a sé stesso: ogni tassello, dalla voce lirica ai bending più stranianti, non suona come un riempitivo e si trasforma in sensazioni tangibili. Riff che sono come pennellate storte su una tela già malandata di suo, una batteria che prova a fare da bussola in un percorso denso di fumo e costellato di trappole.

Se cinque brani su sei (sono sette nell’edizione digitale) seguono coordinate quasi intelligibili, non troppo lontane dai lidi già toccati da gente come gli Skáphe, nella conclusiva “Bios-Phos-Metis” il metronomo si rompe e veniamo catapultati in un’incisione di Escher sotto acidi. Menzioni speciali per “Let Neptune Strike Ye Dead”, che traspone in musica il vortice di follia di The Lighthouse del succitato Eggers, e la potentissima “The Arcana XIII: Dawn Of The Red Scorpio”, forse il pezzo più puntuale del disco.

A fare da contrappunto a tanta corposità c’è il meraviglioso, essenziale, artwork di Daniele Valeriani, ciliegina sulla torta di un’esperienza estetica e spirituale non comune. Stando alle informazioni, Ôros Kaù dovrebbe tornare a farsi sentire tra non molto tempo con Hypnos, gemello — più cattivo o più buono? — di Thanatos. Lo aspettiamo come le api aspettano la primavera.