Oshiego - Woe To The Conquered

OSHIEGO – Woe To The Conquered

Gruppo:Oshiego
Titolo:Woe To The Conquered
Anno:2011
Provenienza:Singapore
Etichetta:Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Blood Omen
  2. In Death My Dominion
  3. Vae Victis
  4. The Absolute
  5. The Abyss
  6. Decapitating The Sarafan
  7. The Scion Of Balance
  8. Into The Grave (Grave cover)
DURATA:35:15

Lo sterminato mondo dell’underground non smette mai di stupire: questa volta veniamo contattati nientemeno che da una band di Singapore. Nonostante si possa pensare che la piccola isola-Stato dell’arcipelago malese viva placidamente ai margini del mondo, le fitte interconnessioni commerciali intrattenute con l’Occidente hanno in realtà veicolato in quelle lande, in qualche modo, anche il verbo del metal estremo, come gli Impiety ci dimostrano ormai da vent’anni sui palchi di un po’ tutto il mondo: in quei cinque multietnici milioni di abitanti, insospettabilmente, si muove e si sviluppa una linfa musicale invidiabile, e gli Oshiego ne sono fulgido esempio.

Dediti ad un thrash/death di derivazione fortemente svedese, di quello più datato, alla Merciless, Nihilist e Grave (non a caso il disco è chiuso da una piacevole cover di “Into The Grave”), i cinque (ora quattro in realtà, dato che dal periodo delle registrazioni a questa recensione all’interno della formazione si sono avvicendati alcuni cambiamenti, tra cui l’abbandono di un chitarrista) riescono a far suonare Woe To The Conquered se non proprio fresco, sicuramente gradevole e a suo modo moderno, evitando con successo il rischio di presentare al pubblico un album “vecchio”.

Oltre al classico rifferama compatto e quadrato, alla solistica non protagonista ma indubbiamente presente, gli Oshiego infondono quel tanto di groove e di cambi di tempo sufficienti per donare varietà e personalità al platter. Le soluzioni potranno non essere originalissime, ma il basso di “The Absolute”, l’intro in crescendo e uptempo in blast-beat di “Decapitating The Sarafan”, il cantato più gutturale di “Vae Victis” e, soprattutto, il passaggio iniziale quasi da dancefloor metallara di “The Abyss”, creato ad hoc per ballare e scapocciare, seguito da mid-tempo e un assolo che non può non richiamare gli Unanimated di “Ancient God Of Evil”, sono tutti elementi che contribuiscono alla scorrevolezza di un lavoro di debutto con molte luci e poche ombre.

Anche dal punto di vista della produzione, i singaporiani entrano nell’arena a testa alta e senza temere confronti: dagli Snakeweed Studios di Singapore alla masterizzazione in Polonia, dal punto di vista formale il disco non conosce cali di sorta alcuna, tutti gli strumenti sono in perfetto equilibrio e distintamente riconoscibili, permettendo di apprezzare ciascun singolo passaggio registrato.

Se non fosse abbastanza, ecco poi una chicca per i nerd: l’intero disco è un concept nientemeno che relativo a “Legacy Of Kain”. Chissà cosa direbbe la Eidos…

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