OUTRE – Ghost Chants

 
Gruppo: Outre
Titolo:  Ghost Chants
Anno: 2015
Provenienza: Polonia
Etichetta: Third Eye Temple
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TRACKLIST

  1. Chant 1. – Departure
  2. Chant 2. – Shadow
  3. Chant 3. – The Fall
  4. Chant 4. – Lament
  5. Chant 5. – Equilibrium
  6. Chant 6. – Vengeance
  7. Chant 7. – Arrival
DURATA: 36:42
 

I famelici fruitori dell'underground black metal si saranno già imbattuti nel nome Outre, formazione polacca formatasi nel 2012 che aveva inviato segnali interessanti sia con la pubblicazione dell'ep "Tranquillity" (2013) sia con l'uscita dello split con un'altra affascinante realtà connazionale come i Thaw (di cui Bosj e Vlakorados parlarono in passato).

Il 2015 — oltre a vederli partecipare al Brutal Assault in Repubblica Ceca — è l'anno del vero e proprio esordio su lunga distanza con "Ghost Chants", un lavoro contenente sette capitoli di metallo nero torbido, spietato ma ragionato nelle sue evoluzioni di scenari, realizzate in modo da far convivere assalti aggressivamente melodici e ampie aperture atmosferiche. I brani possiedono una sensazione di evocazione in corso e di perpetuo decadimento, che in un paio di circostanze si avvicina a un'estrema visione doom, conferendo un'aura funebre a una marcia scandita dalla prestazione vocale versatile, malsana e infettiva di Stawrogin, chitarrista dei Massemord e ugola degli Odraza.

Il gruppo si esibisce in una prova strumentalmente dinamica, con il duo ritmico composto dal bassista Marcin Radecki (Sigihl ed ex dei mai troppo fortunati ma bravi StrommoussHeld) e dal batterista Maciej Pelczar (ex Serpentia e Setareth) in grado di sfoderare una serie di soluzioni e cambi di tempo ottimamente calibrati. Il suono del basso vivido e ben presente all'interno dell'impasto sonoro ne aumenta sia la compattezza che la capacità di dilatazione quando necessario. In altrettanto modo sono abili i chitarristi Damian Igielski (ex Faeces e Serpentia) e Mateusz Jamróz (Eerie e Formosus) nel modellare un riffing cangiante, in grado di assecondare sia l'istinto di violenza primordiale che la ricercatezza di un'aura rituale. L'unico neo — se tale lo vogliamo considerare — potrebbe essere riconducibile a un'impostazione melodica in un paio di occasioni particolarmente nota all'orecchio (i nomi sono semplici da individuare), ma che tuttavia non inficia il buon compito svolto.

Gli Outre hanno debuttato in maniera incisiva con un album che si difende bene sotto tutti gli aspetti, godendo di una produzione pulita quanto basta e di una sezione grafica alquanto accattivante, specialmente dal punto di vista iconografico e cromatico. Al contrario un paio di scelte non credo siano state proprio felici, in primis l'utilizzo di un carattere gotico posto su sfondo nero per i testi inseriti nel libretto: comprendo che con tutta probabilità questo poco importerà alla generazione da consumo in stile fast-food, potrebbe però arrecare noia a coloro i quali preferirebbero approfondire la conoscenza del lavoro della band a 360°.

In breve, "Ghost Chants" è un primo piatto succulento: segnate, ricordate e acquistate gli Outre, sentiremo sicuramente parlare ancora di loro.

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