PAGANLAND – Wind Of Freedom

 
Gruppo: Paganland
Titolo:  Wind Of Freedom
Anno: 2013
Provenienza:  Ucraina
Etichetta: Svarga Music
Contatti:

Facebook  Soundcloud

 
TRACKLIST

  1. Wheel Of Eternity (Intro) [Коло вічності (Інтро)]
  2. Shadows Of The Past [Тіні mинулого]
  3. Power Of Spirit [Сила духу]
  4. Chornohora [Чорногора]
  5. Podolyanka [Подолянка]
  6. Night Forest [Нічний ліс]
  7. Fogs And Twilights [Тумани і сутінки]
  8. Wind Of Freedom [Вітер волі]
DURATA: 37:48
 

Che fatica hanno fatto i Paganland, ma alla fine ci sono riusciti! La formazione ucraina — nata come progetto in studio per mano di Mikola Bilozor (voce e basso) e Andriy "Ruen" Shalay (tastiere) nell'ormai lontano 1997 — dopo la pubblicazione di un solo demo intitolato "Gods Of Golden Circle" si sciolse, eppure al tempo erano stati trovati i membri per renderla una band a tutti gli effetti nelle figure di Oleksandr "Terrorist" Denisenko (batteria) e Andriy Kopylchak (chitarra). Dal 2007 al 2009 rimase inattiva, anche se in quel biennio venne pubblicato lo split "Shadows Of Forgotten Ancestors / Carpathia" contenente però materiale risalente al 2003. Solo in seguito Ruen riprese in mano le redini della situazione, nel 2010 difatti lo stato di pausa venne tramutato in una rinascita, supportato da Vladislav alla chitarra, Stanislav al basso, Yor dietro le pelli e Volodymyr alla voce. Ci son voluti la bellezza di sedici anni dal primo vagito del gruppo per aver la possibilità di ascoltare oggi il debutto "Wind Of Freedom".

Ok, le decadi sono passate una dietro l'altra, ma inserendo nel lettore l'album l'impressione è quella di vivere ancora negli anni Novanta. Il suono per la tipologia delle soluzioni scelte, per l'uso delle tastiere e per la maniera in cui le voci s'impongono sui pezzi, alternando graditamente sezioni pulite — alle quali un minimo di variazione nell'impostazione avrebbe giovato, poiché in alcuni frangenti risultano lievemente monotone — e un growl cavernoso, guarda alle radici del movimento folcloristico collegato al black ed è quindi a gente come i Bathory (non nominarli sarebbe quasi impossibile), Falkenbach e Mythotin che ci si può aggrappare. A essi poi è possibile aggiungere realtà più giovani d'età quali Butterfly Temple, Finsterforst, Heidevolk ed Ensiferum.

Intendiamoci, i Paganland non suonano esattamente come una congiunzione astrale perfetta di queste anime musicali, tanto è vero che possiedono alcune qualità e peculiarità che in un modo o nell'altro tendono a ricondurre a ognuna di esse, ma al tempo stesso la presenza nel songwriting e nell'impianto atmosferico non è per tutte palese all'udito e fondamentale nel risultato.

È però riguardevole il fatto che il quintetto est-europeo sia in grado di muoversi con destrezza all'interno dell'ambito e riesca a rendere affascinante l'ascolto di "Wind Of Freedom". Lo fa servendosi di ciò che è stato esposto più volte, mantenendone vivide le caratteristiche fiere, sfoderando sentori epici a più non posso in "Power Of Spirit" e "Chornohora" o variando l'umore con le più tetre e notturne "Podolyanka" e "Night Forest".

Non sarà nulla di nuovo, tuttavia l'ho trovato ben fatto. I Paganland si mettono a disposizione di coloro che indefessamente mostrano di amare il genere. C'è comunque da discutere un ultimo piccolo particolare: se vi foste abituati, o peggio adagiati, nell'apprezzare le versioni fabbricate serialmente, confezionate con produzioni talmente plastificate che se le tiraste al muro rischiereste di prenderle in faccia di rimbalzo, allora trovereste nel disco uno scoglio non semplice da superare. Parlo dell'imperfezione, o per meglio dire della naturalezza, fornita dal lavoro svolto dietro al mixer da Roman Nakonechniy: questo importante dettaglio potrebbe farvi penare, il che sarebbe comunque strano, mi chiedo infatti come si faccia ad ascoltare musica basata su ciò che è la natura a 360° e preferirne una versione artificiale e corrotta. Misteri… starà a voi svelarli, io non ne sono capace.

Facebook Comments