Pando - Rites

PANDO – Rites

Gruppo:Pando
Titolo:Rites
Anno:2021
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Aesthetic Death
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TRACKLIST

  1. Agapē
  2. Dadaism
  3. In God We Trust With Our Cold Dead Hands
  4. Total Station Theodolite
  5. The Molds Of Men
  6. I Want To Believe
  7. Excarnation
  8. The Octagon Room
  9. On The Shores Of Hell
DURATA:56:23

Non è una novità che i Pando fossero una creatura dedita a cose strane già in tempi non sospetti, a partire dal debutto Negligible Senescence e dal successivo Hiraeth. Il duo composto da Adam R. Bryant (impegnato anche con i Cave Dweller) e Matthew Gagne si spinge un po’ oltre con Rites: un lavoro disturbante, fortemente influenzato dal 2020 assurdo che ha caratterizzato il mondo e in particolare gli Stati Uniti, che avvicina idealmente la band al peso dell’omonimo albero.

Un calderone ribollente di perversioni musicali e non, che come da tradizione Pando include una quantità consistente di field recording, campionamenti e un ostile mix di noise, sludge e roba del genere. Ci sono due anime abbastanza distinte in Rites, che però si completano a vicenda per arrivare a un risultato indisponente, difficile da capire e assimilare ai primi ascolti: praticamente un concept non dichiarato, in cui la musica abrasiva e le tante registrazioni esterne — da Martin Luther King agli sproloqui di Trump, da Marina Abramović agli estratti da svariati telegiornali — sono elementi che trovano una propria coerenza interna e illustrano una condizione umana in declino.

Già l’iniziale “Agapē” provvede a mettere l’ascoltatore di fronte a un contrasto, uno dei tanti su cui gioca il lavoro tutto, che tra riferimenti al Levitico e cori ecclesiastici arriva infine alle schitarrate in pieno stile drone, a tutti gli effetti una prima soglia di sbarramento per chi non è avvezzo a queste sonorità. Superato tale scoglio, ci si immerge in un caleidoscopio di parole e suoni congegnati e disposti sapientemente, vero punto di forza di Rites in quanto riesce a essere perverso e ripugnante, ma accattivante allo stesso tempo.

Da un lato il post-metal e lo sludge che arrivano come delle mattonate sulle gengive di brani quali “Dadaism”, “Total Station Theodolite” e soprattutto gli alienanti “The Octagon Room” ed “Excarnation”, con i suoi inserti di violino; dall’altro gli altrettanto pesanti estratti di cui sopra come “In God We Trust With Our Cold Dead Hands” e la delicata “On The Shores Of Hell”, con stralci di notizie relative ad abusi sessuali su minori da parte del clero. Un lungo messaggio posto a mo’ di disclaimer dal duo mette le mani avanti sulla natura di queste registrazioni un po’ spinose (penso soprattutto per quanto riguarda Trump e il discorso della NRA), ma nonostante l’intento fosse quello di stimolare la discussione, credo che la direzione in cui è stato incanalato il tutto sia quella di una presa di coscienza verso un mondo che non funziona più così bene.

Notevole anche l’importanza data alle grafiche: la statua dell’angelo in copertina è senza volto, un varco attraverso il quale vedere la luce, mentre le immagini nel booklet raccontano una storia anch’essa angosciante, fatta di rituali e sacrifici.

Devo dire che Rites, all’inizio, non mi ha fatto proprio un bella impressione, ma credo sia giusto così. Rifiuto, ribrezzo, comprensione e fascinazione sono le varie fasi che hanno caratterizzato un’esperienza di ascolto intensa, capace di mantenere un livello notevole di tensione e lieve disagio dal principio alla fine. Decisamente non per tutti, ma sono certo che i Pando non puntassero a un pubblico ampio.

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