PANTHEIST – Pantheist

Gruppo:Pantheist
Titolo:Pantheist
Anno:2011
Provenienza:Belgio / Regno Unito
Etichetta:Grau Records
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TRACKLIST

  1. One Of These Funerals
  2. Broken Statue
  3. The Storm
  4. Be Here
  5. 4:59
  6. Brighter Days
  7. Live Through Me
DURATA:56:10

Ci sono band che abituano i propri ascoltatori talmente bene che a ogni nuova uscita sanno già che non rimarranno delusi. Se qualcuno mi chiedesse ad esempio quale sia il miglior album dei Pantheist sarei in seria difficoltà, non saprei scegliere tra il solenne e maestoso O Solitude e le atmosfere spirituali di Journey Through Lands Unknown. A complicare le cose quest’anno arriva un nuovo lavoro, talmente diverso da ciò a cui ci aveva abituati la band belga che i miei dubbi si sono moltiplicati. Certamente non possiamo dire che Kostas Panagiotou e soci si siano mai limitati a fare dei semplici e buoni dischi di Funeral Doom, fin dagli inizi hanno saputo sviluppare un sound sempre riconoscibilissimo nonostante le varie modifiche che ha subito; cosa si saranno inventati quindi stavolta?

Partiamo dalle basi: parlare di Funeral Doom (ma anche più in generale di Doom) è estremamente riduttivo, ci sono tracce abbastanza evidenti che riconducono a sonorità più Progressive e leggere; se è vero che la band ha sempre lasciato aperto uno spiraglio per far entrare un più o meno debole raggio di luce, sembra che ora abbia deciso di spalancare le porte per rendere il suono ancora meno funereo (un titolo come “Brighter Days” rende bene l’idea). Un po’ controcorrente rispetto alla tendenza della scena Doom estrema, scelta in un certo senso coraggiosa ma rafforzata da soluzioni quali un ottimo uso del cantato pulito a discapito del growl, che è veramente poco presente in questo lavoro; “Broken Statue”, secondo brano del lotto, presenta più che bene le caratteristiche sopra espresse, ma è solo un preludio di un disco che contiene perle di pura emozione quali “Be Here” e la conclusiva “Live Through Me”.

Probabilmente gli amanti del Funeral più opprimente rimarranno delusi da tutto ciò, “The Storm” è il brano più vicino (ma comunque sempre molto lontano, la seconda parte è decisamente sorprendente) alla visione classica di questa corrente, tuttavia niente di realmente estremo; certo è che una svolta di questo tipo da parte dei Pantheist è abbastanza improbabile, soprattutto considerando la direzione intrapresa con quest’ultimo parto.

Tecnicamente non c’è granchè da rimproverare, la performance dei musicisti è sopra le righe, in particolar modo quella del leader, diviso tra linee vocali che non fanno fatica a toccare l’anima e parti di tastiera ineccepibili. Ovviamente onore anche agli altri musicisti senza cui questo lavoro non sarebbe quello che è, dalle ritmiche spesso completamente estranee al genere madre alla chitarra che — anche se spesso non ricopre il ruolo di protagonista — completa questo gioiello chiamato Pantheist. Se quindi siete tra quelli che come me sono stati abituati bene dai Pantheist, saprete cosa aspettarvi e al tempo stesso sarete consci di non sapere cosa aspettarvi. L’unica soluzione per non rimanere nel dubbio è ascoltarlo.

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