PAOLO PREITE – An Eye On The World

Gruppo:Paolo Preite
Titolo:An Eye On The World
Anno:2018
Provenienza:Italia
Etichetta:Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. It’s Not Over Yet
  2. Wandering
  3. Memories And Dust
  4. Una Piccola Differenza
  5. Don’t Stop Dreaming
  6. I Will Meet You Again
  7. Can’t Find A Reason
  8. Never Ending War
  9. An Eye On The World
  10. In Your Eyes
DURATA:39:57

Nella tradizione italiana, i nostri cantautori sono perennemente divisi fra cercare di creare uno stile proprio, a volte tacciato di essere fin troppo orecchiabile, e la tendenza a guardare sempre fuori, spesso e volentieri verso la scena statunitense, per trovare ispirazione. Il caso di Paolo Preite è innegabilmente il secondo: con un orecchio alla produzione più melodica di Springsteen e l’altro al folk nordamericano, An Eye On The World risulta essere un disco che vuole provare a riproporre qualcosa di tanto interessante quanto emblematico. Ma per farlo serve un carisma che Paolo forse non ha ancora sviluppato.

La voce, indubbiamente bella e pulita, penso possa offrire molto di più di quanto faccia nella maggior parte dei lentoni del disco (come in “Memories And Dust”), tuttavia ciò che manca all’album è proprio una personalità, una scintilla di originalità che faccia risaltare almeno uno dei brani. Quello che rimane dopo l’ascolto, invece, è un sottofondo melodico, malinconico, ma senza un chiaro momento di spicco.

Che si tratti di “Don’t Stop Dreaming” (che potremmo definire una canzone knopfleriana senza Knopfler) o della traccia che dà il titolo all’album, il celebre disco dal respiro internazionale non trova una via. La stessa “An Eye On The World”, con strofe in inglese e in italiano, guadagnerebbe più punti senza le parti in lingua d’Albione, le quali risultano fin troppo pretenziose. Stesso effetto che si percepisce con “Can’t Find A Reason” o “Una Piccola Differenza”, unico brano interamente in italiano del disco: proprio quando Preite decide di allontanarsi dall’influenza americana, ecco che crea una canzoncina da menestrello banale e stucchevole.

L’impegno nel cercare di importare delle sonorità che non sono nostre è lodevole e la passione di Preite è onesta e si percepisce, ma l’effetto finale manca di ciò che ha spinto alla creazione dei generi d’origine, come il soul o il rock stesso. Perché non sarà certo un organo a fare una canzone soul, ma senza un groove, un piano che suoni e che non si limiti a un flebile accompagnamento, o beh… più semplicemente delle ritmiche di sostanza, il risultato sarà sempre qualcosa di non ben definito, che vuole provare a essere qualcosa, non assumendo però alcuna forma. Peccato, perché la conclusiva, seppur ballata, “In Your Eyes” potrebbe essere proprio il punto da cui partire.

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