PAPASLIDE – The Deepest Pain

 
Gruppo: Papaslide
Titolo: The Deepest Pain
Anno: 2015
Provenienza: Norvegia
Etichetta: String Commander / Dust On The Tracks
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TRACKLIST

  1. Ain't The Same
  2. Master Mechanic [cover Johnny Winter]
  3. Don't Drink With A Drunk
  4. The Deepest Pain
  5. Got To Have You
  6. Six Blade Knife [cover Mark Knopfler]
  7. Don't Keep Fightin' With Your Soul
  8. Vooing You
  9. If You Got A Good Woman [cover Johnny Winter]
  10. Hurricane
  11. Give Me My Blues [cover Albert Collins]
  12. Serious As A Heart Attack [cover Johnny Winter]
DURATA: 47:57
 

Bergen: cosa vi porta alla mente questa città norvegese? All'interno di un sito come Aristocrazia, nato per scrivere di metal e affini, il collegamento più logico e diretto condurrebbe quasi senza dubbio alla controversa figura di Burzum e al mondo black metal. In questa specifica occasione l'obbiettivo però non verrebbe colpito neanche di striscio, dato che quella fredda città situata nella contea di Hordaland inonda il mio orecchio di sonorità blues, alcoliche e sudiste con il marchio a stelle e strisce a farla da padrone.

Rune "Papaslide" Nordvik (voce, chitarra acustica e slide) è un bluesman, un adoratore di quella scena e — accompagnato da Bjarte Aasmul (chitarra elettrica), Are Stenfeldt-Nilsen (basso), Geir "Mr. G" Åge Johnsen (batteria e percussioni) e Lars Hammersland (organo) — ha rilasciato il proprio terzo album intitolato "The Deepest Pain", con l'intendo di omaggiarla. Ha fatto sue alcune canzoni di autori ben più noti come Johnny Winter ("Master Mechanic", "If You Got A Good Woman", "Serious As A Heart Attack"), Mark Knopfler ("Six Blade Knife") e Albert Collins ("Give Me My Blues") e le ha riproposte con passione e competenza.

Il lavoro inoltre ci dà in pasto una serie di brani originali gustosi sia dal punto di vista della psichedelia ("Vooing You") che per ciò che concerne l'energia sprigionata (bella in tal senso la collaborazione fra chitarra elettrica e organo in "Got To Have You") e le atmosfere blue ("The Deepest Pain" e "Don't Keep Fightin' With Your Soul").

Il disco in questione è uno dei tanti esempi di come si possa donare all'ascoltare buona musica, pur non fuoriuscendo praticamente mai da uno stile compositivo ed esecutivo noto da tempo. Per quanto emotivamente sincera, forse la proposta pecca un po' proprio per la mancanza di carattere, più che di originalità, tuttavia consiglio di godere dei trequarti d'ora abbondanti in compagnia di Nordvik e soci in primis ai grandi appassionati di blues. Sarebbe comunque tempo speso più che bene.

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