Paragon Zero - OMASS

PARAGON ZERO – OMASS

Gruppo:Paragon Zero
Titolo:OMASS
Anno:2020
Provenienza:Ungheria
Etichetta:Neverheard Distro / Pest Records
Contatti:Facebook  Spotify
TRACKLIST

  1. Phosphorous Blaze
  2. Remnants
  3. Greatest of All Shadows
  4. The Grey Feast
DURATA:21:18

Sono sempre stato affascinato dal concetto di contaminazione: in cucina, in letteratura e, naturalmente, anche in ambito musicale; e contaminazione è proprio uno dei termini che userei per descrivere al meglio OMASS, il nuovo EP dei Paragon Zero prodotto dall’ungherese Neverheard Distro in collaborazione con la transilvana Pest Records.

Dopo aver debuttato nel 2013 con Timeless New Breed, un EP all’insegna di un blackened death metal senza infamia e senza lode, il gruppo ungherese ha aspettato ben sei anni prima di rilasciare del nuovo materiale, un singolo brano in formato digitale intitolato The Old Witch, seguito quest’anno da un altro EP di quattro tracce. Nel mentre l’abbandono di buona parte dei membri fondatori ha permesso l’ingresso nel gruppo di musicisti che militano in altre formazioni magiare come Svoid, Symmetry Of The Void e Aornos. Il risultato è, come vedremo, un radicale cambio di sonorità.

Sebbene i quattro brani che compongono OMASS siano stati scritti tra 2012 e 2015, non hanno nulla da spartire con le uscite precedenti. Le influenze del death metal, in origine preponderanti, sono scemate fino a diventare quasi impercettibili, cedendo il posto a una piacevole unione di sonorità che ha il proprio cardine nel black metal e nelle sue sfaccettature. Si tratta in prevalenza di un black piuttosto melodico e di facile ascolto, nelle corde di formazioni come Uada e The Spirit, che non esita però a virare verso suoni più ruvidi, come in “Greatest Of All Shadow”, dove non è difficile indovinare l’influsso dei polacchi Mgła. Non mancano inoltre delle pennellate di doom che, ben dosate, possono ricordare in alcune soluzioni i Woods Of Ypres, mentre le chitarre tradiscono in più di un riff un certo influsso post-.

L’unico difetto degno di nota è che ascoltando OMASS si ha l’impressione che i singoli brani siano slegati tra loro, apparendo come entità a sé stanti. Ciò è sicuramente dovuto tanto alla varietà delle influenze musicali, quanto al minutaggio risicato che supera a malapena i venti minuti. L’EP è in ogni caso gradevole e segna una evoluzione indubbiamente positiva per i Paragon Zero, mostrando un potenziale che potrebbe essere sviluppato al meglio in un full length. Concludo segnalando l’enorme cura rivolta al comparto grafico del supporto fisico, opera dell’artista greco-tedesco Ikosidio.

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