Paydretz - Chroniques De L'Insurrection| Aristocrazia Webzine

PAYDRETZ – Chroniques De L’Insurrection

Gruppo: Paydretz
Titolo: Chroniques De L’Insurrection
Anno: 2021
Provenienza: Francia
Etichetta: Antiq Records
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TRACKLIST

  1. Premier Sang (1793)
  2. Le Tocsin Nous Appelle
  3. Le Serment Des Chefs
  4. La Chasse Aux Loups
  5. Le Cantique Des Moulins
  6. Sous La Bannière Blanche
  7. A la Loire!
  8. Vengée
  9. Colonnes Infernales
  10. Les Bleus Sont Là
  11. Par Les Chemins Creux
  12. Au Coeur De La Forêt
  13. La Fin Du Rêve
  14. Le Pardon N’Est Pas L’Oubli
DURATA: 68:32

A prima vista, o per meglio dire al primo ascolto, avevo scambiato i Paydretz per una new entry della scena black metal del Québéc. Colpa del singolo “Le Tocsin Nous Appelle”, utilizzato da Antiq Records per presentare Chroniques De L’Insurrection, opera prima del gruppo pubblicata a ottobre 2021. Invece mi sbagliavo… e di grosso, perché nella musica dell’esperto trio francese c’è molto molto di più.

Nonostante il nome Paydretz sia nuovo di pacca, i suoi componenti non sono per nulla dei novellini. Geoffroy “le Veuzou” Dell’Aria milita nel progetto folk internazionale Les Bâtards Du Nord, che coinvolge ben otto musicisti e spazia nel folclore nordico (scandinavo, celtico e québécois); Sven Avel Viz è stato cantante-chitarrista dei defunti AntiCorpse per un decennio e dal 2013 è il chitarrista dei veterani Himinbjorg; Michel de Malvoisin aka Hyvermor è nientemeno che il boss di Antiq Records e membro degli ottimi Véhémence. Tutti e tre vantano esperienze in svariate altre compagini e sono musicisti polivalenti.

Le tinte in rosso e nero della copertina e il suo corrucciato protagonista rimandano a una vicenda cupa e sanguinosa come le Guerre di Vandea (1793-1832), una pagina della storia francese rievocata da Geoffroy Dell’Aria, autore di musica e testi, concentrandosi sul periodo 1793-1796. Nel marzo 1793 infatti la credentissima Vandea insorge contro il governo rivoluzionario per opporsi alle persecuzioni religiose, alla leva obbligatoria, alla repressione e alle difficoltà sociali ed economiche che non si sono attenuate. È lo stesso musicista nel prezioso libretto a raccontare le cause della guerra civile che vede fronteggiarsi da un lato i Bianchi (la Vandea) e dall’altro i Blu (i Repubblicani). La prima parte della narrazione si concentra sull’ardore degli insorti che sorprende in un primo momento gli avversari, sulla ricerca dei capi carismatici necessari per guidare i contadini e sulla scelta del Sacro Cuore come simbolo. Poi arrivano gli avvenimenti più tragici quali l’annientamento dell’esercito bianco nella battaglia di Savenay (dicembre 1793), la pacificazione sanguinaria imposta dalle Colonnes Infernales e la fuga dei superstiti. Dopo altri due anni di ulteriori lotte, dal maggio 1794 al maggio 1796, anche gli ultimi irriducibili vengono eliminati e così la Vandea non resta che una terra devastata, spopolata e macchiata da numerose atrocità, ma è necessario guardare avanti, perdonare senza dimenticare, parole dello stesso Dell’Aria.

Per celebrare «quegli eroi con gli zoccoli di legno che combatterono fino in fondo per la propria causa» il trio si prende quasi settanta minuti di tempo e un ampio ventaglio di emozioni e soluzioni musicali. In apertura il black metal dei Paydretz richiama gli ultimi Forteresse più epici, mischiando la rabbia e l’orgoglio di una popolazione profanata ma pronta a reagire, però già nella sua parte finale “Le Tocsin Nous Appelle” accenna quegli influssi folk che si ritroveranno sparsi per il disco. Cornamuse, flauti e temi della tradizione popolare aiutano l’ascoltatore a immergersi nei paesaggi del bocage transalpino, viaggiando con la mente indietro nel tempo, supportati da un uso saggio e incisivo di alcuni campionamenti guerreschi, parti recitate ed eccellenti cori, come mostra già “Le Serment Des Chefs”. L’etichetta di disco black metal tout court sta piuttosto stretta a Chroniques De L’Insurrection, perché su quella base si inseriscono deliziose melodie, interventi pianistici, tastieristici e acustici (“Les Bleus Sont Là”), così accanto alla collera trovano spazio anche fierezza, fatalismo e struggimento che culminano nella commovente “La Fin Du Rêve”. Tutto scorre con estrema scioltezza e i vari elementi si amalgamano in maniera naturale, contribuendo a rapire completamente l’attenzione dell’ascoltatore, compreso quello non francofono, che giunto alla conclusione resta soddisfatto e per nulla stanco.

L’estrema cura lirico-musicale si ritrova anche nel bel digipak a sei facce e nel ricco libretto, contenente tutti i testi in francese, i crediti e un approfondimento in inglese, oltre all’elenco degli ospiti fra cui si trovano Audrey Sylvain (ex Amesoeurs), Sparda dei Créatures e Julie Bélanger, compagna di Dall’Aria nei Les Bâtards Du Nord.

Il gusto personale resta sempre la bussola con cui valutare un’opera, però è mio dovere — e piacere — evidenziare che Chroniques De L’Insurrection possiede tutto ciò che un disco metal vincente dovrebbe avere: musica riconoscibile anche senza rivoluzionare uno stile, un concept interessante e approfondito, un prodotto fisico piacevole all’occhio (spero arrivi pure un vinile in futuro!). Pur con svariati mesi di ritardo, i Paydretz sono per me la rivelazione del 2021! Complimenti ai tre musicisti e ad Antiq Records.