Pensées Nocturnes - Douce Fange | Aristocrazia Webzine

PENSÉES NOCTURNES – Douce Fange

Gruppo: Pensées Nocturnes
Titolo: Douce Fange
Anno: 2022
Provenienza: Francia
Etichetta: Les Acteurs De L’Ombre Productions
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TRACKLIST

  1. Viens Tâter D’Mon Carrousel
  2. Quel Sale Bourreau
  3. PN Mais Costaud
  4. Saignant Et À Poings
  5. Charmant Charnier
  6. Le Tango Du Vieuloniste
  7. Fin Défunt
  8. La Semaine Sanglante
  9. Gnole, Torgnoles Et Roubignoles
DURATA: 49:49

Nati nel 2009 come creatura di Léon Harcore, i Pensées Nocturnes sono uno dei fenomeni più folli e interessanti del panorama estremo, capaci di crearsi un’identità sonora inconfondibile e unica, a metà tra black metal, musica circense e musetta (danza pastorale francese) in cui gli strumenti a fiato e gli organetti si confondono e si fondono con i blast beat e le chitarre distorte, dando vita a un risultato che supera la somma delle singole parti.

Se i primi album presentavano un’impronta più marcatamente depressive, le atmosfere circensi e da festa di paese hanno preso sempre più piede nei dischi successivi (particolarmente in Grand Guignol Orchestra), sposandosi con testi sempre più complessi e ispirati alla cultura (popolare e non) francese, basti pensare al brano “Poil De Lune”, il cui testo altro non è che un estratto di un’opera di Jules Verne.

Proseguendo il discorso intrapreso in precedenza, i Pensées Nocturnes tornano dopo ben tre anni dal già citato Grand Guignol Orchestra e ci offrono nuovamente il frutto della loro creatività degenerata che porta il nome di Douce Fange (letteralmente dolce fango, probabilmente una parodia del classico della canzone francese “Douce France” di Charles Trenet) sempre sotto l’egida della conterranea Les Acteurs De L’Ombre. Sin dal titolo i riferimenti alla cultura popolare del Paese transalpino si sprecano, e continuano imperterriti in molti brani: ad esempio in “Saignant Et À Poings” è possibile ascoltare un coro di ubriaconi che intonano “Padam Padam” di Edith Piaf, mentre in “Gnole, Torgnoles Et Roubignoles” tocca a Lucienne Delyle essere omaggiata con un riferimento alla sua “Mon Amant De Saint-Jean”.

Dal punto di vista grafico il booklet a cura di Roy De Rat e Laurine P. è un vero e proprio carosello di immagini parodizzanti insegne pubblicitarie degli anni che furono, rigorosamente sui toni del rosso-bianco-blu. La follia di Léon Harcore diventa immagine e si concretizza in giochi di parole e prese in giro neanche troppo velate, come l’insegna che pubblicizza la fantomatica pista di sci Piste Noire situata sulle colline del Buttes Chaumont (parco naturale nel cuore di Parigi), vero e proprio capolavoro a sé stante.

I nove brani che compongono Douce Fange sono estremamente diversi l’uno dall’altro, sia dal punto di vista lirico che musicale, pur mantenendo una coerenza di fondo e non tradendo mai il marchio Pensées Nocturnes. Gli argomenti trattati variano dalla presa in giro a certe formazioni di connazionali schierati un po’ troppo a destra in “PN Mais Costaud”, alla politica di “La Semaine Sanglante” fino ad arrivare al cannibalismo in “Fin Défunt”. I testi sono tutti scritti in un francese ricercato e impiegando termini ormai desueti misti a slang odierno, tra giochi di parole e cori da ubriaconi. Musicalmente la formula di base si concede diverse variazioni (come in “Le Tango Du Vieuloniste”, vera e propria rivisitazione del genere musicale argentino) pur mantenendo la classica dicotomia tra strumenti tradizionali e moderni, a volte contrapposti e altre volte suonati insieme, mentre la voce spazia da una sorta di canto lirico volutamente stonato e diverse sfumature di screaming, al servizio dell’espressività e della follia del cantore-compositore-polistrumentista Léon Harcore.

In conclusione, Douce Fange è l’ennesima prova dell’unicità e dell’originalità dei Pensées Nocturnes che, pur componendo un album ricco di riferimenti alla cultura popolare francese difficilmente afferrabili da chi non la conosce in maniera approfondita, riescono a farsi apprezzare in ambito internazionale e a essere una sorta di faro in un mare oscuro di band dalla scarsa personalità. Ancora una volta, chapeau a Les Acteurs De L’Ombre.