PESTILENTIAL SHADOWS – Depths

Gruppo:Pestilential Shadows
Titolo:Depths
Anno:2011
Provenienza:Australia
Etichetta:Séance Records
Contatti:Facebook  Reverbnation  Myspace
TRACKLIST

  1. Lost Geists Of The Sunlight Sphere
  2. Tribulations Of Man
  3. Choirs Beyond The Blackened Stars
  4. Architects Of The Spear
  5. Shrine
  6. Poisoner
  7. Putrid Earth
  8. Depths
DURATA:55:53

Arriva fra le mie mani, virtualmente, il nuovo lavoro dei Pestilential Shadows, band black metal australiana con già tre dischi all’attivo. Faccio ammissione di ignoranza: non li conoscevo, né li avevo mai sentiti nominare, ragion per cui mi sarà impossibile proporvi confronti con la passata produzione. Non ne faccio un dramma, giacché l’onniscenza in campo musicale è qualcosa di impossibile visto il continuo aumento del numero delle formazioni e la stabilità invece delle ore di una giornata. Se non altro questa recensione è stata l’occasione per colmare piacevolemente una lacuna, infatti “Depths”, ve lo dico subito, è proprio un album interessante.

Trattasi di un black metal di base raw, che a giudicare da alcuni pezzi più datati presenti su YouTube si è sgrezzato, che si arricchisce di influssi e tensioni di stampo depressive, senza però cadere nei difetti tipici di quel genere, evitando quindi l’ossessiva ripetizione di singoli riff, tratti vocali sforzati e poco “sinceri” e la dilatazione estrema delle atmosfere. Intensità è la parola chiave: intensità nella melodia straziante che si insinua oltre la distorsione nello spettacolare pezzo introduttivo “Lost Geists Of The Sunlight Sphere” e che fa da filo conduttore quasi all’intera opera, intensità negli assalti di “Architects Of The Spear” che lasciano senza respiro, soli, nella sofferenza. Parliamo di metallo nero arricchito da vari elementi e al tempo stesso purissimo attitudinalmente, togliete dai vostri pensieri gli eccessi degli Shining o l’approccio pop di certo shoegaze, ogni singola componente non è mai inutile né superflua.

Il lavoro vocale del terzetto è puntuale nel sottolineare i passaggi più angoscianti, prolungando l’emissione dello screaming o inasprendolo fino a farlo diventare growl in “Tribulations Of Man”, così come nel donare un’aurea apocalittica vagamente primi Void Of Silence in “Choirs Beyond The Blackened Stars”. La batteria non è da meno: dimenticate la pochezza del depressive più becero, qui non viene inutilmente sacrificata, i pattern sono sempre adeguati e multiformi, sia quando l’andamento è contenuto (vedi “Poisoner”) sia nei cambi di ritmo o nelle sfuriate. I brevi passaggi ambient e quelli acustici (“Putrid Earth”) infine cesellano ulteriormente la proposta. Protagonista assoluto resta però lo splendido riffing innestato, che senza sosta disegna paesaggi desolati in cui abbandonare le ultime illusioni.

“Depths” alla luce di tutto questo è stato una piacevolissima sorpresa, che ascolto dopo ascolto si è fortificata e dispiegata in tutti i propri dettagli e piccolezze. Ancora una volta c’è la dimostrazione che non servono astrusi artifici o trovate forzatamente originali per scrivere buona musica. Qui è il black metal a parlare all’anima. Un ascolto in cuffia è fortemente consigliato.

Facebook Comments