PHARAOH – Bury The Light

 
Gruppo: Pharaoh
Titolo:  Bury The Light
Anno: 2012
Provenienza:  U.S.A.
Etichetta: Cruz Del Sur Music
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TRACKLIST

  1. Leave Me Here To Dream
  2. The Wolves
  3. Castles In The Sky
  4. The Year Of The Blizzard
  5. The Spider's Thread
  6. Cry
  7. Graveyard Of Empires
  8. Burn With Me
  9. In Your Hands
  10. The Spider's Thread [Reprise]
DURATA: 48:27
 

Gli statunitensi Pharaoh guidati dal cantante Tim Aymar — uno che stranamente di consensi post-periodo Control Denied ne ha davvero ricevuti pochi a dispetto delle splendide prove fornite e ci si chiede ancora il perché — continuano il sodalizio con la nostrana Cruz Del Sur che ne aveva pubblicato nel 2011 l'ep celebrativo per la decade d'attività intitolato semplicemente "Ten Years", mentre in questo 2012 ne annuncia l'uscita del quarto capitolo di lunga durata.

"Bury The Light" è ciò che ci si attende da un gruppo rodato nel quale oltre la figura forse meno nota, ma importante ai fini del risultato, del bassista Chris Kerns vi sono Chris Black e Matt Johnsen, due che la nomea se la son fatta, e buona, grazie a progetti quali Dawnbringer, High Spirits e Superchrist. Una formazione stabile con un cantante di gran classe quale sarebbe potuto essere il risultato se non un buonissimo album di power metal? A dire il vero perplessità su questi ragazzi non ne ho mai nutrite, non ricordo lavori definibili neanche lontanamente come brutti tra quelli sin qui prodotti, l'approccio con il disco è stato quindi alquanto naturale, come incontrare nuovamente un amico che si conosce bene e del quale si apprezzano le doti quanto i difetti.

Le venature N.W.O.B.H.M. dei classici Judas Priest e Iron Maiden si fondono con l'Us Power, si sfiora in alcuni casi anche il passaggio thrash che sa tanto di Iced Earth, prendete a esempio "The Wolves", non è però quello il pregio migliore di una scaletta che rende al meglio quando sfodera la sua imponenza e solidità nei mid-tempo granitici di "Bury The Light", nel momento in cui si dilettano in una semi-ballata coinvolgente dal punto di vista emotivo come "The Year Of The Blizzard" e nel mostrare raffinatezza di carattere fermo, deciso nella successiva "The Spider's Thread", basterebbero queste quattro canzoni a spingervi ad acquistare il disco.

È francamente innegabile la bravura di Matt nel creare un riffing vario e incisivo, in qualità di solista poi ha sempre svolto il suo compito in maniera impeccabile, non si è mai complicato la vita come del resto non lo fa Chris dietro le pelli, le soluzioni del drumming sono spesso quelle che ci si attende, trovando però dei discreti incastri e cambi di tempo per apportare quel tanto che basta in dinamica alla proposta che con il supporto costante e in bello stile del basso dell'altro Chris risulta essere alquanto piacevole. Tirando le somme i Pharaoh ne escono ancora una volta a testa alta.

I difetti o pseudo tali si possono relegare esclusivamente a fattori come il gusto personale e a quella sensazione di déjà vu ormai impossibile da escludere in qualsiasi lavoro, ma non parliamo mica di cloni, i Pharaoh hanno una loro propria identità che al pari di tante rende onore al passato e con "Bury The Light" espleta tale compito nella maniera più consona.

Chi segue il mondo Power e quello Classic in genere un ascolto alla nuova fatica della band di Philadelphia dovrebbe concederlo e confermo l'impressione già esternata poche righe più in su: dopo un paio di passaggi l'acquisto del suddetto potrebbe divenire più di un semplice pensiero. Costanza, dedizione e qualità, questo è ciò che sono i Pharaoh.

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