PLANKS – Funeral Mouth

PLANKS – Funeral Mouth

 
Gruppo: Planks
Titolo:  Funeral Moth
Anno: 2012
Provenienza:   Germania
Etichetta: Golden Antenna Records
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TRACKLIST

  1. Inconsolable
  2. Funeral Mouth
  3. An Exorcism Of Sorts
  4. Kingdom
  5. Agnosia Archetype
  6. Weak And Shapeless
  7. I Only See Death In You
  8. Scythe Imposter
  9. The Spectre (Black Knives to White Witches)
  10. Desolate, Once…
DURATA: 0:00
 
I tedeschi Planks di strada ne hanno fatta e tanta, nel 2010 Tabris (ex membro della 'zine) ne aveva recensito il debutto "Planks" rilasciato nel 2008. Si trattava di un disco intenso che conteneva influenze delle fasi iniziali delle carriere di Mastodon, Baroness e Cursed, un agitarsi continuo tra il cervellotico e il grezzo che è stato seguito da una serie di split, ep, compilation e il secondo lavoro "The Darkest Of Grays" che ne affinava le qualità. Adesso è stato partorito "Funeral Mouth", un terzo album che mischia nuovamente le carte in tavola, apportando ancora una piccola seppure incisiva modifica nel peso delle influenze.
 
Lo sludgecore dei teutonici è sempre più oscuro, se in passato non era possibile parlare di striature al limite col black, in questo nuovo disco le atmosfere e le frequenze sonore, pur non affondando mai in maniera seria e definitiva in quel mondo, riescono comunque a farne affiorare dei sentori.
 
Ci troviamo all'orecchio una prova altamente atmosferica che ha in parte messo di lato la massiccia e prestante resa dell'hardcore, pur se un pezzo come "Kingdom" ci ricorda chi fossero, a favore di una visione ambientale sempre più ampia, sempre più grigia e minacciosa che diviene inquietante in "An Exocirsm Of Sorts", brano nel quale la globalità dei flussi emotivi e di suono si coniuga alla perfezione. Qui le scanalature al limite col doom più maligno offrono una presa ferrea con cui aggrapparsi al terreno, mentre le chitarre melodiche sembrano abbandonarsi al soffocare di una cappa che col passare dei secondi accresce la sua colorazione nera avvolgendole.
 
L'essere greve eppure così armonioso in più di una circostanza rende "Funeral Mouth" un lavoro non poi così facile da digerire nè diretto come sembra, nonostante le canzoni vengano contro una dietro l'altra esponendo senza mezzi termini la loro volontà di annichilire l'ascoltatore. É affascinante il modo in cui le scanalature si fanno strada in "Agnosia Archetype", irrefrenabile l'astio che si espande in "Weak And Shapeless", mentre è tumultuosa la passione che contraddistingue "The Spectre (Black Knives To White Witches)"; si tratta di uno dei tre strumentali, "Inconsolable" e "Desolate, Once" ricoprono inveceil funzionale ruolo di intro e outro.
 
Per quanto sia evidente che un amante del genere si sentirà sin da subito a proprio agio, non prendetelo sottogamba. "Funeral Mouth" è l'ennesimo passo in avanti, non enorme ma significativo per i Planks. Per coloro che hanno macinato i capitoli precedenti l'acquisto di quest'album non è in discussione, per i restanti almeno un paio di ascolti intensi e accurati sono il minimo consigliato.

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