PLASMODIUM – Entheognosis

 
Gruppo: Plasmodium
Titolo: Entheognosis
Anno: 2016
Provenienza: Australia
Etichetta: Satanath Records / Cimmerian Shade Recordings
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TRACKLIST

  1. Limbic Disassociation
  2. Reformoculus
  3. Hermaphrodisiac
  4. Deuteromitosis
DURATA: 01:01:57
 

Come prima cosa, proporrei un applauso per i Plasmodium: non perché abbiano sfornato un capolavoro, ma in quanto sono riusciti a lasciarmi basito. E vi ricordo che chi scrive non si è fatto problemi a trattare polifonie contrappuntistiche poliritmiche.

Andiamo con ordine: non abbiamo idea di chi siano i Plasmodium, ma guardando il libretto pare che si tratti di un quintetto. I fidatissimi Archivi del Metallo riportano un tale R. Hansen dei Mutilathymn in formazione, tuttavia non si sa di cosa si occupi di preciso e comunque sembra che abbia scelto un altro pseudonimo; ammesso che faccia realmente parte del gruppo. In ogni caso, diciture quali «warp siphon» non aiutano a comprendere chi suoni cosa.

"Entheognosis" è l'album di debutto di questo progetto e i due componenti che ne costituiscono il titolo lasciano intuire un certo interesse verso tematiche spirituali e psichedeliche, che si riflette nei testi alquanto criptici e astratti, pieni di paroloni, sesso tantrico e riferimenti a ogni campo scientifico esistente. Tanta roba, insomma.

Ciò che più mi ha lasciato perplesso, tuttavia, è la musica. I sessantadue minuti contenuti in "Entheognosis" sembrano non conoscere neanche lontanamente cosa significhi avere una struttura ben definita, tanto che «Undulating Psychedelic Darkness» — così viene descritto il lavoro — tutto sommato non sembra una definizione troppo assurda. Indubbiamente si possono riconoscere elementi di Black e — in maniera più limitata — Death Metal, eppure è difficile trovare termini di paragone per questo album; si potrebbero tirare in ballo nomi quali Portal o Deathspell Omega, ma suonerebbe comunque non del tutto preciso.

"Entheognosis" è fatto di chitarre in preda a forti crisi isteriche, di scosse telluriche offerte dalla sezione ritmica e di urla deliranti e sconnesse; è un caos — in buona parte — atonale in cui si faticano a distinguere riff o parti distintive, ponendosi come un rituale da eseguire dall'inizio alla fine, seppur suddiviso in quattro mastodontiche tracce. La presenza di gemiti femminili che si prolungano per un tempo non indifferente non è neanche un elemento così sconvolgente, se si tiene conto di quanto astratto e impenetrabile è questo disco.

Alla fine della fiera, "Entheognosis" è un buon album o un esperimento incomprensibile a noi comuni mortali? Non ne ho la più pallida idea, ma di una cosa sono certo: è assolutamente affascinante. Se da un lato non riesco a concepire per quale motivo dovrei ascoltare un disco apparentemente senza logica per mia volontà, dall'altro non riesco fare a meno di immergermi completamente nell'esperienza surreale che puntualmente si ripresenta ogni volta. E — chissà — forse è proprio questo il modo migliore di apprezzare l'opera dei Plasmodium.

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