POGAVRANJEN – Jedva Čekam Da Nikad Ne Umrem

 
Gruppo: Pogavranjen
Titolo: Jedva Čekam Da Nikad Ne Umrem
Anno: 2016
Provenienza: Croazia
Etichetta: Arachnophobia Records
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TRACKLIST

  1. Keres
  2. Maitreya
  3. Parahaoma
  4. Xolotl
  5. Kalpa
  6. Olam Ha-Ba
DURATA: 44:57
 

«Your breath is now still no warmth to your skin.
Do not to be afraid. Everyone before you has died.
You cannot stay anymore than a baby can stay forever in a womb.
Leave behind all you know, all you love.
Leave behind pain and suffering. This is what death is.
»

Una morte che azzera e non lascia nulla. Una vita conclusa, che come un regno che ha perso il suo reggente diviene terra di nessuno, ma che al contrario di un regno non può più essere conquistata, perché il suo ciclo è giunto al termine e abbandona tutto ciò che c'è di terreno al terreno. La visione dei Pogavranjen presente in "Jedva Čekam Da Nikad Ne Umrem" è cupa e priva di speranze.

Il terzo album dei Croati si avvale di una combinazione stilistica che suggerisce all'orecchio nomi quali Ved Buens Ende, Virus, Dødheimsgard, Arcturus e Solefald, con una spruzzata di Ephel Duath e degli Opeth più malinconici e decadenti. Avrete quindi compreso che siamo dinanzi all'ennesimo disco che si muove all'interno dell'area musicale avanguardista, pregevole per melodia, evoluzione ritmica, teatralità e atmosfera. I brani fanno trasparire il fascino malsano di una spirale discendente dalla quale è difficile uscire illesi, eppure al contempo palesano a più riprese quanto le band sopracitate siano presenti e pressanti nel suo modus operandi. Pur dettando i tempi dello svolgimento del disco, queste non impediscono al gruppo di modellare uno scenario a tratti in grado di superare la pura derivazione, puntando anche su divagazioni jazzistiche e attimi di puro caos artistico, mentre ritornano a galla prepotentemente in certe scelte e sensazioni gradite tuttavia note da tempo, ciò include anche molto di quanto esposto in sede vocale nell'ottima prova del cantante Ivan Eror.

Dato questo quadro, riconosco ai Balcanici di essere bravi e di ampie vedute, ma non di possedere eccentricità, follia e quella genuina e geniale impulsività che caratterizzano i lavori sfornati dagli illustri signori citati, seppur ne abbiano senza dubbio recepito l'insegnamento, riuscendo così ad addentrarsi nel loro mondo e a forgiare dei pezzi tutt'altro che semplicemente ordinari. Ritengo infatti che l'umore a tratti galleggiante riscontrabile all'interno di "Maitreya", l'evocativa e seduttiva convivenza della voce e della batteria nell'istrionica "Xolotl", i frangenti di aggraziata psichedelia insieme al solitario e ossessivo incedere ritmico finale di "Olam Ha-Ba" e l'animo turbolento di una band che narra una storia buia e nichilista dalle fattezze estremamente ben curate siano da non far passare inosservati.

"Jedva Čekam Da Nikad Ne Umrem" finisce dritto dritto nel carrello degli acquisti, la lista si allunga e pure stavolta il portafoglio piange, ma quando c'è di mezzo buona musica quelle lacrime non sono di certo amare.

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