POGAVRANJEN – Sebi Jesi Meni Nisi

 
Gruppo: Pogavranjen
Titolo: Sebi Jesi Meni Nisi
Anno: 2015
Ristampa: 2016
Provenienza: Croazia
Etichetta: Arachnophobia Records
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TRACKLIST

  1. Tkivo Svemira
  2. Barutana Pogavranjen / Orsang
  3. Ponoćni Lov
  4. Jeziva Suša
  5. Strigoi
  6. Strigoi [remix The Karmakumulator]
DURATA: 52:02
 

"Sebi Jesi Meni Nisi" dei Pogavranjen è stato reimmesso in circolazione per la seconda volta. Il disco, originariamente uscito in sola versione digitale, era stato stampato in vinile e in numero limitato di copie dall'Arachnophobia Records sul finire del 2015; probabilmente i riscontri positivi hanno indotto l'etichetta polacca a produrne un'ulteriore tiratura in cd sul finire dell'anno successivo. Nel 2016 Aristocrazia si era occupata della terza fatica della band, "Jedva Čekam Da Nikad Ne Umrem", e stavolta ci tocca fare un piccolo salto all'indietro, ascoltando parte del suo recente passato.

Sin dall'ingresso del brano strumentale pianistico "Tkivo Svemira", si ha nettamente l'impressione che sia il percorso musicale black-avantgarde metal intrapreso, sia il lavoro svolto dietro al mixer non siano poi così difformi da quanto sviluppato per l'uscita successiva. Anche in questo caso il suono è più pulito di quanto mi attendessi e l'opera è in grado di offrire una resa ben più che discreta, sia del singolo strumento che del complesso.

L'album pare essere la forma rudimentale e forse un po' più istintiva di "Jedva Čekam Da Nikad Ne Umrem", nutrita di istrionismo e della voglia di affondare il colpo. "Ponoćni Lov" è altalenante e avanguardista, il vissuto di "Strigoi" è ciclico, malsano e avviluppato (la versione remix possiede un animo ancora più disturbato e ossessivo), mentre la lunga "Jeziva Suša" serra i ranghi, annichilente quanto lugubre.

La musica dei Pogavranjen ha molto di urbano e desolante: si concede a una folle solitudine che per molti aspetti si identifica con l'odierna esistenza, di cui "Sebi Jesi Meni Nisi" è una raffigurazione distruttiva. Si tratta di un acquisto da fare, gradito e non poco, per chi ha avuto modo di usufruire del nichilismo contenuto in "Jedva Čekam Da Nikad Ne Umrem", ma consigliabile a chiunque necessiti di un angolo scuro nel quale rifugiarsi e liberare il proprio io più nero.

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