Poison Ruїn - Poison Ruїn II | Aristocrazia Webzine

POISON RUЇN – Poison Ruїn II

Gruppo: Poison Ruїn
Titolo: Poison Ruїn II
Anno: 2021
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: Sito web  Bandcamp  Instagram
TRACKLIST

  1. Paladin’s Wrath
  2. Doppelgänger
  3. Morning Star
  4. Exiles
  5. Hell Hounds
DURATA: 16:02

L’abito non fa il monaco. Questo è ciò che ci insegna la saggezza popolare, ma è anche la prima impressione che ho avuto dopo aver scoperto casualmente i Poison Ruїn. Tutto nella band americana, dall’estetica delle copertine fino ai titoli dei singoli brani, richiama infatti il medieval black metal, eppure di metallo nero in questo disco non se ne trova traccia, o quasi.

Chi sono i Poison Ruїn? Le informazioni biografiche sul progetto sono alquanto scarne e non proprio di immediata reperibilità. Di certo si tratta di una one man band di Philadelphia, dietro a cui si nasconde tal Mac Kennedy, nata col preciso scopo di riappropriarsi di un immaginario, quello medievale, fin troppo spesso associato al conservatorismo e alla destra più o meno estrema. Da seguace dell’etica DIY, Mac ha debuttato nel 2020 con le sei tracce dell’autoprodotto Poison Ruїn, mentre a marzo dell’anno successivo ha dato alle stampe Poison Ruїn II, composto anch’esso da sei brani. In contemporanea l’etichetta australiana Urge Records ha pubblicato i due EP in formato vinilico, anche questo — con molta fantasia — self titled.

Philadelphia e la Pennsylvania sono sempre state casa di una florida scena punk e anche i Poison Ruїn rientrano a pieno titolo in questo filone. Mac pesca generosamente dalle sonorità degli anni Ottanta, prendendo qua e là spunti diversi, interpretandoli e rimescolandoli in chiave assolutamente personale. Il risultato è un viaggio sonoro che a partire dal dungeon synth del brano introduttivo si districa tra l’hardcore vecchia scuola venato di death rock di “Doppelgänger” e le suggestioni a là Amebix di “Morning Star”. Non mancano, poi, richiami nemmeno troppo velati all’heavy metal coevo, specie in certi riff di chitarra, e un sentore di oscurità — questo sì abbastanza black metal — che permea tutto l’EP.

Insomma, è vero che i Poison Ruїn non hanno inventato niente di nuovo, ma mentirei a me stesso se dicessi di non essere rimasto favorevolmente colpito dalla capacità reinterpretativa di Mac. Poison Ruїn II più che un lavoro memorabile è una sorta di chicca per appassionati del genere, tuttavia ciò non lo rende meno interessante, anzi: ora che il progetto americano è entrato nel mio radar sono molto curioso di sapere come si muoverà in futuro.