POLKADOT CADAVER – Sex Offender

POLKADOT CADAVER – Sex Offender

Informazioni
Gruppo: Polkadot Cadaver
Anno: 2011
Etichetta: Rotten Records
Contatti: www.myspace.com/polkadotcadaver
Autore: Mourning

Tracklist
1. Opus Dei
2. Seagrave
3. Bloodsucker
4. Starlight Requiem
5. Stronger Than Weak
6. Slaughterhouse Striptease
7. Sex Offender
8. Cake & Eat It Too
9. Mongoloid
10. Forever And A Day

DURATA: 41:56

POLKADOT CADAVER - Sex Offender Non so in quanti ricordino i Dog Fashion Disco eppure la band era una di quelle che nel panorama alternative riusciva per molti (compreso il sottoscritto) a tenere testa in più di un’occasione a molti grazie alla bravura di un cantante capace di sfiorare le vette raggiunte da un genio assoluto, parlo di quel Mike Patton che farebbe diventare oro anche una misera canzonetta pop.
I Polkadot Cadaver sono in pratica la reincarnazione di quel progetto, due/terzi della formazione sono infatti provenienti da lì, vi sono all’interno l’eclettico e sballato singer Todd Smith e il chitarrista maniaco dell’elettronica Jasan Stepp a cui si è unito il bassista Dave Cullen (Army Of Me).
Con il primo album “Purgatory Dance Party” avevamo ritrovato una creatura esaltata, folle nell’esporre e nel contaminare le proprie basi con qualsiasi cosa le passasse per la testa, sono passati quasi quattro anni, sapranno bissare quella buonissima prestazione? Anche stavolta purtroppo la risposta è un nì.
Partiamo dal fatto che non è cosa semplice convivere con una visione così sfaccettata e malata del mondo musicale riuscendo costantemente a immetterle nuova linfa vitale, certo che se le composizioni pur mantenendo un’alta qualità espessiva e sfruttando una fruibilità in alcuni passaggi tendente al “popular”, che dovrebbero aumentarne il piglio in termini di approcciabilità (usare il termine commerciale striderebbe con tutte le visioni possibili di tale parola collegata alla loro musica) senza per questo svendersi, perdono un po’ di quell’appeal istintivo e schizoide che le rendeva maggiormente intriganti, forse la maturità non è il traguardo adatto a gente come loro, meglio tornare un po’ fottutamente disinquadrati.
Con questo non posso assolutamente dire che “Sex Offender” sia un disco da sottovalutare, sarebbe stupido anche il solo pensarlo, il trio è di quelli che di assi nella manica ne possiede tanti e li sa sfruttare, si nota però come la tracklist sembri essere divisa in tronconi lasciando alcune canzoni libere.
Volete la zona più rock e dolciastra allora “Seagrave” e “Bloodsucker” ve la servono su un piatto d’argento, l’angolo della nostalgia è rappresentato da “Starlight Reguiem” e “Slaughterbox Striptease”, belle, si lasciano ascoltare ma rimane l’amaro in bocca, cosa manca? Quel quid, quella trovata inaspettata che ti spiazza, con quella sarebbero state degne magari di entrare a far parte del debutto.
Non so quale sia stato il motivo che li abbia portati a ritrarre gli artigli, fatto sta che “Sex Offender” e “Cake & Eat It Too”, quest’ultima forse sin troppo melodica anche se la botta riesce a sferrarla comunque, portano punti a casa e ciò che rimane è un lieve retrogusto amaro in bocca che ti fa pensare “potevano fare sicuramente di più”.
L’acustica apertura di “Opus Dei”, una “Mongoloid” che colpisce e una “Forever And Day” conclusiva che a dirla tutta è sin troppo Faith No More tanto che in alcuni punti sembrerebbe proprio uscita da un album come “King For A Day” non bastano a colmare tale seppur piccolo senso di mancante.
I Polkadot Cadaver si confermano come una band di buonissimo livello, in tanti ci aspettavamo la staccata successiva con il “gioiello” definitivo e magari siam rimasti un po’ così, frastornati da un leggero passo indietro (fossero tutti così i dischi che scendono lievemente di livello, avrei bisogno di dodici garage per contenerli) che spiazza.
L’unico dubbio reale che mi è continuato a rimbalzare ascolto dopo ascolto è legato a questa strada intrapresa che vede una minor presenza della componente elettronica ed effettistica quasi relegata in un cantuccio rispetto al recente passato, mi auguro sia solo una fase di passaggio e che il futuro ci regali nuovamente picchi di genialità schizoide anche sotto tale aspetto.
Non posso comunque esimermi dal consigliare l’ascolto di “Sex Offender” a chi ha amato il primo album, in fin dei conti sono sempre loro e troveranno la maniera adeguata per sedurvi e compiacervi.

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