Tra paganesimo e superstizioni, il debutto dei Popiół

POPIOŁ – Zabobony

Gruppo:Popiół
Titolo:Zabobony
Anno:2019
Provenienza:Polonia
Etichetta:Godz Ov War Productions
Contatti:Facebook
TRACKLIST

  1. Wybiło
  2. Gdy Słońce Zgaśnie
  3. Wilcze Jagody
  4. Ojcze Nienasz
  5. Chmury
  6. A Kysz!
  7. Umarli
  8. Czerń
DURATA:58:08

Negli anni, la Polonia ci ha abituati a un certo tipo di black metal, melodico ma comunque violento e sfrenato, più o meno contaminato con elementi di natura metallica altra, atmosferica o folcloristica, e generalmente caratterizzato in tutte le sue forme da risultati spesso ampiamente lodati in lungo e in largo. Il confronto con questa realtà non dev’essere semplice ma, come nel caso dei giovani Trup di cui vi avevamo parlato poche settimane fa, con Zabobony, anche i Popiół emergono dal sottobosco locale con una certa prepotenza, anch’essi sotto l’egida di Godz Ov War.

Il quartetto polacco (oggi quintetto), nonostante sia alla sua prima pubblicazione, non si può certo dire alle prime armi: tre dei suoi membri sono/sono stati parte dei Thy Worshiper (altra realtà locale attiva nel panorama estremo fin dagli anni ’90) e, casualmente, proprio il primo album di quest’ultima formazione, uscito nel ’96, si intitola Popiół (Introibo Ad Altare Dei). L’evoluzione stilistica è stata marcata eppure, a mio avviso, il carattere sacrale presente nelle intenzioni dei Popiół è rimasto intatto, risultando anzi addirittura enfatizzato nella produzione dei Nostri. Se la cenere a cui fa riferimento il nome del progetto può essere associata a una certa espressione liturgica e introibo ad altare dei erano le parole utilizzate dai sacerdoti ai piedi dell’altare prima dell’inizio della celebrazione, non può che apparire sensato, almeno in prima analisi, un paragone con i Batushka di Litourgiya; tuttavia, badate bene, la creatura di MAG, Kubov e Bard è tutt’altro che una mera fotocopia di uno dei progetti più discussi degli ultimi anni.

Il black metal di cui sono fautori i Nostri è di matrice cosiddetta pagana, spesso melodico, talvolta arricchito da elementi folk non eccessivamente marcati e in certi casi anche supportato da tastiere tutt’altro che invadenti. Il cantato, rigorosamente in polacco, potrebbe sembrare sulle prime l’elemento debole dell’intero Zabobony (Superstizioni) e invece a un ascolto più approfondito si rivela essere la sua chiave di volta: declamate, sussurrate o urlate che siano, le parole proferite da MAG e Kubov si inseriscono perfettamente sugli oltre cinquanta minuti di musica prodotti dalla creatura polacca; in questo senso, se un eco dei (primi) Batushka emerge in forma vagamente velata durante l’ascolto dell’album, l’influenza dei Graveland non è da meno.

Nonostante l’apripista “Wybiło” rappresenti una buona sintesi delle capacità dei Popiół, è nei brani centrali che si tocca l’apice epico-creativo della band. “Ojcze Nienasz” (“Father, You Don’t Know”), stando a Google Translate, racconta a mo’ di parabola di come il buon Dio abbandoni chi non lo onori a dovere, mentre “Chmury” si chiude con alcune immagini particolarmente caratteristiche ai miei occhi («Tak maluję niebo chmurami / Tak maluję myśli lękami»; in inglese: «That’s how I paint the sky with clouds / That’s how I paint my thoughts with fears»).

Sebbene siano solamente alla loro prima prova, dunque, i Nostri hanno dato ampiamente prova di sapere ciò che fanno, così come di avere quel paio di assi nella manica capaci di dare un qualcosa in più a quello che si poteva altrimenti definire semplicemente un buon disco. Personalmente non credo che il tempo mi farà dimenticare questa piacevole scoperta: i Popiół meritano di essere tenuti sott’occhio, in attesa che provvedano a regalarci il successore di Zabobony.

Facebook Comments