PORTAL – Vexovoid

 
Gruppo: Portal
Titolo: Vexovoid
Anno: 2013
Provenienza: Australia
Etichetta: Profound Lore Records
Contatti: Facebook
 
TRACKLIST

  1. Kilter
  2. The Back Wards
  3. Curtain
  4. Plasm
  5. Awryeon
  6. Orbmorphia
  7. Oblotten
DURATA: 34:07
 

Nel variegato mondo musicale moderno vi sono assiomi non confutabili, colonne su cui possiamo fondare certezze e teoremi, sicuri di non sbagliare. Assioma primario e principe è che i Portal fanno paura. Ma non paura metaforica, paura nel senso più letterale del termine. Vietato ascoltarli al buio, vietato ascoltarli la notte, pena ore di insonnia e inquietudine.

Se con "Seepia", "Outre" e "Swarth" non vi eravate spaventati a sufficienza, date la giusta chance a "Vexovoid", portatore sano di degenerazione sonora allo stato più puro e caotico, che con precisione matematica si installa all'interno della produzione del gruppo australiano, traduzione in musica dello spirito di Lovecraft a cui la band si ispira, per certi versi naturale conseguenza del predecessore, per altri a suo modo innovativo. Perché se l'argomento trattato è sempre lo stesso, death metal pesantemente contaminato dal black più estremo, se restano tutte le caratteristiche che rendono la proposta dei Portal unica, se restano i versi sghembi di The Curator (che ha cambiato cappello), se restano gli inquietanti riff di Horror Illogium, piccole differenze nel sound e nella costruzione stessa dei brani lo rendono l'opera che segna la raggiunta maturità di una band che già si era affermata come una delle più originali oggi in circolazione. E l'impressione all'ascolto è che i Portal siano stati davvero in grado di contorcere ancor di più la materia musicale, di portarla a uno stadio ancora più estremo di destrutturazione, senza mai venir meno alla cifra stilistica di orrore sonoro che li contraddistingue.

La cura per i dettagli è come sempre maniacale, i suoni leggermente più puliti e meno taglienti — pur mantenendo l'ormai nota impronta noise — rendono l'amalgama delle chitarre molto più denso, pastoso, ricco e in generale più violento e pesante rispetto alle precedenti uscite; la voce di The Curator assume un colore nuovo, più greve e profonda, più incisiva e gutturale, laddove in precedenza la scelta era stata di mantenerla in qualche maniera lontana e distaccata, un sussurro oltre il muro. Sono piccoli particolari presi singolarmente, ma sommati l'uno all'altro rendono "Vexovoid" fondamentalmente diverso rispetto ai predecessori, più evoluto, più completo. Forse più abbordabile da un punto di vista strettamente legato al sound del disco (pur sempre in unità di misura portaliane), forse più facile per il pubblico nuovo, ma assolutamente labirintico e cervellotico per quanto riguarda la struttura stessa dei brani, che invece raggiungono gradi di complessità ragguardevoli, senza far mai mancare una discreta varietà.

Prendete "Awryeon", i costanti cambi di tempo e i dissonanti percorsi delle chitarre che portano a un finale lento, cupo, ossessionato. Prendete "Curtain" e i suoi momenti di blast beat selvaggio. Prendete il finale in salsa drone di "Plasm". Prendete qualsiasi altro brano e vi accorgerete che il tema non cambia, il paesaggio devastato che ci troviamo davanti agli occhi non lascia spazio alla speranza, il cielo plumbeo non lascia filtrare nemmeno un raggio di sole. Ed è comunque un paesaggio affascinante. O prendete nuovamente "The Back Wards" e le sue scale, le sue disturbanti asimmetrie e la vertiginosa e malsana accelerazione che a inizio brano travolge letteralmente l'ascoltatore fin lì ignaro di ciò che sta per accadere, accolto da una introduzione tutto sommato pacata.

"The Back Wards" — a mio avviso correttamente scelto come promo per il lancio del disco — racchiude al suo interno tutto il senso di "Vexovoid", ultimo stadio del virus australiano battezzato Portal. Forse non lo stadio più alienato, probabilmente non il migliore visti i clamorosi precedenti, eppure non per questo meno meritevole. Presumibilmente lo stadio più violento. E se in futuro necessariamente la formula dovrà cambiare in maniera più sostanziale per restare originale, per ora facciamo spallucce e ci lasciamo condurre di buon grado nell'oscurità più totale.

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