PRAESEPE – Vesperae

 
Gruppo: Praesepe
Titolo: Vesperae
Anno: 2010
Provenienza: Polonia
Etichetta: Drakkar Productions
Contatti:

Facebook  Soundcloud  Youtube  Bandcamp  Reverbnation

 
TRACKLIST

  1. Fragrance Of Old
  2. A Blackened Shore
  3. Idiocy
  4. E Pluribus Unum
  5. Fires Of The Calm Sun
  6. Fragnance Of Old
  7. A Blackened Shore
  8. Idiocy
  9. Fires Of The Calm Sun
DURATA: 01:17:15
 

I polacchi Praesepe sono una delle tante formazioni provenienti da quella scena death metal che mi sono sfuggite. Non ne avevo mai sentito parlare, ma l'occasione è arrivata con il solito giro notturno su Myspace, che fra un rimbalzo e l'altro mi ha condotto al loro player. Il nome suppongo derivi dalla parola latina «mangiatoia», più verosimilmente però dovrebbe corrispondere all'«Ammasso Alveare», una zona densa di popolazione stellare sita nella parte centrale della costellazione del Cancro; questa potrebbe essere la via più plausibile da seguire, dato che il titolo del primo album pubblicato nel 2006, "NGC 2632 v M44", è in pratica la sigla con la quale viene catalogata tale area della volta celeste.

Sono passati quattro anni da quel disco che non ho avuto piacere di ascoltare e quindi posso basare le mie impressioni per addentrarmi nel mondo della loro musica solo sull'esperienza vissuta con questo "Vesperae", nato come autoprodotto e successivamente supportato da un'accoppiata di etichette, la Drakkar Productions e la Deus Ex Machina Division. Da quello che il libretto racconta, l'album ha avuto una gestazione particolarmente travagliata e lunga, già nel 2008 infatti sembrava essere pronto, ma è solo nel 2010 che vengono registrate tutte le linee di voce. I motivi per cui i tempi si siano dilatati in maniera così espansa possono essere molteplici, ma non ci interessano particolarmente, è giusto concentrarsi invece su di una figura musicale che propone una versione del «death metal» (e il termine va inserito giocoforza tra virgolette) tendente alla sperimentazione e a richiami progressivi.

Il disco si divide in due tronconi: dalla traccia uno alla cinque abbiamo ciò che riguarda in tutto e per tutto il lavoro dei Praesepe, per quanto concerne la stesura e la qualità compositiva di un "Vesperae" capace di attrarre per costruzioni aggressive e una esplorazione ambientale più che apprezzabili. In alcuni frangenti inoltre la sensazione di trovarsi in spazi privi di limite, nei quali potersi muovere liberamente, offre un appiglio importante. Una buona rappresentanza di tali punti si può riscontare nella volitiva espressione dell'apertura "Fragrance Of Old", dove melodie e splettrati tendenti alla visione svedese del black metal vengono intervallati dalla solistica dolciastra, aprendo uno spiraglio per un cambio di umore evidente; il suono vira sul fluttuante, quasi opethiano in brevi istanti, per poi scatenare nuovamente l'ira devota al melodico, incassata nell'assalto che la conclude.

"A Blackned Shore" vira e sfrutta un additivo thrash più consistente nella fase ritmica; il lavoro svolto in chiave solistica e nel supporto acustico fornito dall'ospite Dominik Gryzbon è egregio, adorna e intaglia il brano, elevandone i fattori emotivi e aumentandone l'eleganza. Quest'ultima caratteristica viene rimarcata dalla crescita di "Idiocy", che segue parzialmente le orme di colei che la precede, poiché il riffing torna a tingersi di sonorità che attingono da uno spettro sonoro più ampio: l'incipit infatti sembra classicamente d'ispirazione heavy — alcune note mi hanno addirittura portato alla mente "Angel Of Mercy" dei Chastain — ma il ritorno all'utilizzo di giri maggiormente splettrati e a tratti incattiviti rialza i toni, seppur stavolta l'atmosfera che il cantato apporta si tinga di tonalità sia dark che estreme nell'attimo in cui diviene similare a un growl-scream mai troppo forzato.

La sezione ambient affidata allo strumentale "E Pluribus Unum" («Da Molti Uno») divaga, immettendo nel calderone un magma cosmico ed evocativo ricreato con maestosa semplicità dall'operato tastieristico di Slawek Cwiekala. Il breve episodio introduce il colosso "Fires Of The Calm Sun": diciassette minuti sono una botta sostanziosa da far scorrere senza intoppi, eppure i Praesepe riescono a rendere fruibile e piacevole l'incedere del pezzo sino al suo battere conclusivo, ricombinando le soluzioni e tendendo a miscelare le varie dimostrazioni ambientali già esposte in antecedenza.

Il secondo troncone, quello che ha inizio con il brano numero sei e ci accompagna sino alla chiusura di "Vesperae", vede riprendere le tracce in solo formato strumentale a esclusione — ed era ovvio — di "E Pluribus Unum". Nel confronto con le versioni in cui appare la voce pare che le canzoni perdano un'arma importante in fase di cesellatura e rifinitura finale, d'altro canto però assumono una connotazione maggiormente riflessiva, un tocco di intimismo in più che ha reso possibile il godere quegli istanti in cui magari proprio la presenza della parola rubava spazio a un particolare che adesso nitido arriva all'orecchio. A molti potranno risultare magari un inserimento superfluo, in tutta onestà ho gradito avere una prova così ravvicinata di come i pezzi potessero suonare con e senza quell'aspetto per tanti fondamentale.

L'album non è un capolavoro, così come non è un lavoro da un ascolto e via, necessita di un discreto numero di giri nello stereo perché, pur avendo in più occasioni dei fraseggi altamente orecchiabili e cristallini, possiede anche un animo poi non così elementare. Di sicuro sarà difficilmente digeribile per chi ascolta solo metal di stampo ortodosso o per farla più chiara agli oldschooler incalliti, loro mi sa che potrebbero pure evitarselo; i restanti invece dovrebbero proprio dargli una chance e più. La Polonia non smette mai di sorprendere…

Facebook Comments