PRIMORDIAL – Redemption At The Puritan’s Hand

 
Gruppo: Primordial
Titolo: Redemption At The Puritan's Hand
Anno: 2011
Provenienza: Irlanda
Etichetta: Metal Blade Records
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TRACKLIST

  1. No Grave Deep Enough
  2. Lain With The Wolf
  3. Bloodied Yet Unbowed
  4. God's Old Snake
  5. The Mouth Of Judas
  6. The Black Hundred
  7. The Puritan's Hand
  8. Death Of The Gods
DURATA: 63:57
 

Continua il lungo sodalizio tra gli Irlandesi e la Metal Blade con questo "Redemption At The Puritan's Hand", terzo lavoro dei nostri edito dall'etichetta californiana. Veniamo subito al sodo: "Redemption At The Puritan's Hand" è un disco piuttosto lungo, con i suoi otto pezzi supera agilmente l'ora, e l'eccessiva dilatazione delle composizioni a mio avviso è sempre stato il tallone d'Achille del gruppo, ma non questa volta; l'ultima fatica di Nemtheanga, MacUiliam e soci è infatti talmente ben calibrata da ovviare ad un possibile attacco di noia.

Il suono e le sensazioni che permeano il disco non sono difformi da ciò cui i Primordial ci hanno abituati in tutti questi anni; siamo di fronte a quell'indescrivibile amalgama di sonorità ora più orientato verso il folk, ora verso il black, con l'aggiunta di un timbro e un'espressività vocale inimitabili. Ogni singolo brano è incisivo, personalissimo, ottimamente costruito a livello musicale e magistralmente interpretato da un Nemtheanga in grande spolvero. Le due chitarre, malinconiche e mai invadenti, aprono la strada ad un comparto ritmico precisissimo e vario, capace di spaziare, senza mai risultare stucchevole o fuori luogo, tra le parti più lente e atmosferiche per cui la formazione è ormai celebre e sfuriate velocissime più facilmente avvicinabili al black propriamente detto.

Menzione d'onore per il pezzo anticipatore del disco, "Bloodied Yet Unbowed", sicuramente a pieno titolo una delle migliori creazioni di sempre della band, e per la cadenzata titletrack, dal lento incedere e dai versi desolati. Palma per il miglior pezzo però senza alcun indugio a "The Mouth Of Judas", quasi una ballata da suonare sulla riva dell'oceano, davanti alle onde che tormentate si infrangono sulle rocce, più lenta rispetto al resto del disco, ma anche più epica e tremendamente sconsolata; un unicum che è già capolavoro.

Quattro anni sono serviti ai Dubliners per dare un seguito a "To The Nameless Dead", e l'attesa, ora possiamo dirlo, è stata ampiamente ripagata. La capacità di "Redemption At The Puritan's Hand" di penetrare sottopelle e di trasportare in terre lontane, in altri tempi, è sconvolgente; lasciatevi cullare anche voi.

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