Profeci - Matecznik

PROFECI – Matecznik

Gruppo:Profeci
Titolo:Matecznik
Anno:2020
Provenienza:Polonia
Etichetta:Godz Ov War Productions
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TRACKLIST

  1. Ciemna Góra
  2. Pleśń
  3. Manna
  4. Wynaturzenie
  5. Kir
  6. Korzenie
  7. Szeol
DURATA:34:38

Capita spesso che per valutare album come Matecznik si finisca per dare maggiore rilievo a quanto la musica risuoni con il proprio stato d’animo, mettendone in secondo piano la parte descrittiva. In un certo senso non è un modo di procedere del tutto fuori luogo: quando si parla di black metal dalla forte componente atmosferica, come nel caso dei polacchi Profeci, riuscire a farci mettere da parte l’esame asettico dei dettagli grazie a un lavoro coinvolgente è di sicuro un punto a favore, anche nel caso in cui si finisca per tralasciare alcune osservazioni critiche.

Con ciò non intendo sottrarmi al mio compito, affermando con faciloneria che ognuno ha i suoi gusti, perché la capacità di entrare in contatto con l’ascoltatore non è affatto separabile né dalle composizioni né dall’interpretazione emotiva ed esecutiva della band. I Profeci hanno proprio questi aspetti dalla loro parte: il loro black metal in realtà è piuttosto semplice, caratterizzato dall’amarezza di melodie immediate che si sviluppano sopra tempi cadenzati. In un certo senso sono molto digeribili e ricordano per alcuni tratti gli An Autumn For Crippled Children del debutto Lost, ma vi si discostano per un approccio più coeso e scevro da aperture doom. Delle influenze post-rock invece rimangono solo echi sibillini, che a tratti (alcuni passaggi di “Wynaturzenie” e “Kir” possono essere dei buoni esempi) riescono a prendersi spazio, scalzando le atmosfere oscure abituali del black metal polacco che permeano il suono della band.

Matecznik è senza dubbio un lavoro di facile presa, eppure questo non deve essere un motivo valido per pensare di poter afferrare tutto ciò che i Profeci hanno da dire al primo ascolto. Di rado vengono abbandonate idee a se stesse senza essere sviluppate, per quanto semplici sulla carta e nell’esecuzione esse possano apparire. Piołun è la voce adatta per una proposta del genere, il suo scream chiaro riesce nell’intento di comunicarci la disperazione, mentre i brevi interventi di voce pulita risultano puntuali, con il resto del gruppo che agisce coeso per tutta la durata dell’album.

Parlando delle tematiche, purtroppo mi sono dovuto scontrare con la barriera linguistica, non sapendo parlare polacco, ma sono comunque riuscito a farmi spiegare dalla band il proprio punto di vista filosofico espresso nei brani (e per questo ci tengo a ringraziarla). Semplificando all’estremo, i Profeci non si allineano a una specifica corrente, ma partono da diversi autori per sviluppare una visione personale riguardo vari argomenti che toccano i limiti sociali dell’uomo, come l’ipocrisia, l’avidità, la divisione delle persone tra buone e cattive e l’impulso autodistruttivo che ci sta portando alla catastrofe; fino ad arrivare alla coscienza come tratto evolutivo, partendo dalle considerazioni dell’autore norvegese Peter Wessel Zapffe nel suo saggio L’Ultimo Messia.

In ogni modo mi ritrovo a chiudere questa recensione ripartendo esattamente da dove ho iniziato: chi scrive pensa che Matecznik — pur non stravolgendo le carte in tavola — sia un’opera molto abile a metterci in contatto con l’intimità del dolore personale, dell’angoscia e dell’isolamento. Posso immaginare che per alcuni ascoltatori, quelli che dal black metal polacco cercano un suono meno permeabile, questo album potrebbe non essere l’ideale. Il pubblico al quale si rivolgono i Profeci è invece quello che chiede soltanto musica con cui passare del tempo in solitudine.

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